martedì 29 luglio 2014

Resistenza democratica in Senato

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

L'ostruzionismo al Senato è l'ultima risorsa democratica per chi, non avendo la forza pensa di avere la ragione. Su cosa confida infatti l'ostruzionismo? Sul semplice fatto che se singoli temi vengono dibattuti nel merito si possono formare maggioranze diverse da quelle che esprimono la maggioranza di governo. E la richiesta del voto segreto confida sulla libertà di voto che si può esprimere su un tema al riparo delle pressioni del gruppo o del partito.
Cosa c'è di così strano nell'uso di questi strumenti da parte dell'opposizione? Si teme che nel voto segreto si sgretoli la granitica maggioranza PD-Forza Italia? O che alcuni elementi del patto segreto Berlusconi-Renzi (che appare sempre più simile a quello Molotov-Ribbentrop) vengano meno?
Eppure giornali come il Resto del Carlino, che magari pochi mesi fa tuonavano contro la pretesa di Grillo di ridurre la libertà dei parlamentari M5S, oggi fanno appello contro qualunque strumento permetta la libertà dei singoli parlamentari di PD e FI.
La stessa capacità di un nucleo di pochi senatori di SEL, coadiuvati da ottimi collaboratori, di scrivere “pericolosi” emendamenti utili a scardinare la trionfale approvazione dell'editto di Renzi-Berlusconi sul Senato, viene dipinta come subdola difesa di interesse corporativi, e non la brillante capacità di pochi di dare voce al malumore di tanti. Per queste penne del giornalismo il pericolo per la democrazia verrebbe dalle minoranze, proprio da quella piccola pattuglia di 7 senatori. Mi verrebbe da dire ridatemi Montanelli! Era di destra? Si, ma era libero!
Ho invece ho scoperto con piacere che SEL ha una sua passionaria, Loredana De Petris, che con puntiglio e fermezza, senza nulla concedere allo spettacolo, conduce la resistenza democratica in Senato. Mi piace il suo volto, sopratutto se paragonato a quello giovane ed arrogante della Maria Elena Boschi. Perchè i giovani hanno diritto all'arroganza, ma quando sono al potere questa arroganza può cangiarsi in disprezzo per le minoranze. Allora meglio il volto della De Petris, che ci parla di chi di battaglie ne ha viste tante, che la saggezza e la competenza se la sono costruita sul campo, dalla parte degli ultimi. Che sono poi quelli che verrebbero maggiormente danneggiati dalla compressione della democrazia che si vuole realizzare in fretta e furia.

lunedì 28 luglio 2014

Oltre i primi 100 giorni di Renzi

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

I primi 100 giorni sono passati e, diversamente dal solito, mancano i bilanci dell'azione del governo. Gran parte della stampa vive degli annunci renziani, che come grida manzoniane, vengono rilanciate acriticamente. Una parte di essa, quella berlusconiana per intenderci, vive con sorpresa il progressivo spostarsi di Renzi su temi a loro cari, temendone da un lato la capacità di attrarre l'elettorato di centro destra, ma gioendo del ridursi ad uno del discorso politico: ai concetti ed all'alfabeto del Berlusconi prima maniera. Il problema in Italia sarebbe la ridotta possibilità per il governo di decidere e fare; da qui la preminenza delle riforme istituzionali in chiave accentratrice e decisionista.
Ad oggi il patto segreto fra Berlusconi e Renzi non è un incontro a metà fra diversi, ma un rispecchiarsi simmetrico dell'uno nell'altro, in una convergenza fra generazioni di politici, nello sguardo compiaciuto del padre sul figlio, nella comprensione del figlio per gli errori del padre.

Oggi dunque siamo dentro questa bolla emotiva, che si traduce in consenso acritico per Renzi. In Italia ci sono dei problemi gravi, ma saranno risolvibili se il governo (Renzi) avrà la possibilità di decidere contro chi rema contro. E dunque non servono più 100 giorni ma 1000. Avranno gli italiani la pazienza di aspettare altri 3 anni, dopo che il Renzi prima maniera aveva promesso di risolvere gran parte dei problemi in 3 mesi?

Io lo dubito, e penso che la luna di miele di Renzi sia destinata a finire entro pochi mesi. Gli italiani amano innalzare sull'altare i salvatori della patria che promettono rapide e miracolose ricette, ma se non sono distratti da problemi più gravi, in genere come facilmente sollevano alle stelle fanno cadere nelle stalle. Renzi ha fatto fuori Letta con un programma netto: lavoro per i giovani, rottamazione per i dinosauri, 80 euro per tutti, un'altra europa con il semestre europeo in mano italiana. Con un po' di fortuna e la ripresa economica che si annunciava, il colpo di mano poteva riuscire.

sabato 26 luglio 2014

Gufi e rosiconi di tutto il mondo unitevi!

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

Come è potuto accadere che in due anni si sia passato dallo scandalo dei sindaci che volevano fare anche i parlamentari o i membri del governo, all'idea che se i senatori sono sindaci o consiglieri regionali è meglio?
Eppure solo pochi mesi fa l'idea che alcuni sindaci fossero anche parlamentari aveva scandalizzato l'opinione pubblica, e la Corte Costituzionale aveva esteso il divieto, dapprima previsto solo per i sindaci dei comuni sotto i 20 mila abitanti, a tutti i sindaci. E come non ricordare il caso di Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno, nominato sottosegretario al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del governo Letta, e dichiarato decaduto dalla carica di sindaco per incompatibilità con il suo incarico di governo?
Anni di giusta polemica con coloro che, pensandosi superuomini, accumulavano cariche su cariche, si sciolgono oggi come neve al sole, di fronte a Renzi (che pure si dimise da Sindaco di Firenze per divenire Presidente del Consiglio) che per incoffesabili motivi ha deciso che i futuri senatori lo saranno nel tempo lasciatogli libero dal loro prioritario incarico di sindaco o consigliere regionale.
E che dire della moda di dichiarare un'istituzione desueta, vuoi che siano le Provincie od il Senato, di proclamare ai quattro venti di volerla abolire, per poi scoprire che si abolisce solo il diritto degli elettori ad eleggere, e si espande il privilegio dei partiti a nominare.

giovedì 24 luglio 2014

Smeriglio, Sel: «Lista Tsipras da democratizzare». Il responsabile organizzazione di Sel: la linea non la decidono i saggi, nessuno si senta l’oracolo di Alexis

Intervista del Manifesto a Massimiliano Smeriglio,
vicepresidente della regione Lazio e responsabile organizzazione Sel

L'Ademocrazia», il «tappo» sui gio­vani, le «pul­sioni pro­prie­ta­rie» e quelle gril­line met­tono a rischio il futuro della lista Tsi­pras. All’indomani della prima assem­blea nazio­nale, Mas­si­mi­liano Sme­ri­glio, respon­sa­bile orga­niz­za­zione di Sel e vice di Zin­ga­retti nel Lazio, avverte che qual­cosa non va. «È posi­tivo aver scelto un’agenda di mobi­li­ta­zioni per l’autunno: il rap­porto con i sin­da­cati e con la Fiom, con il movi­mento stu­den­te­sco. Ma per il resto l’assemblea è stata rituale, stanca: una bat­tuta d’arresto».

Per­ché una bat­tuta d’arresto?
Marco Revelli ha ragione quando dice abbiamo ‘avuto il comu­ni­smo di guerra’. Nella fase d’emergenza del voto abbiamo dato giu­sta­mente tutto il potere ai saggi. Ma che oggi, dopo il voto, le cose restino così è un pro­blema. Que­sti saggi somi­gliano al governo dei tec­nici: si sono auto­scelti, nes­suno li ha mai votati.

I tre euro­par­la­men­tari sono stati votati.
Sono stati votati per fare gli euro­par­la­men­tari. Ma la dimen­sione ade­mo­cra­tica della lea­der­ship della lista è palese. Secondo: qua e là emer­gono pul­sioni gril­line. In una com­mis­sione dell’assemblea si cri­tica un ‘faci­li­ta­tore’ (respon­sa­bile, ndr) come San­dro Medici con la moti­va­zione che ‘è un pro­fes­sio­ni­sta della poli­tica’. Con que­sto cri­te­rio anche Tsi­pras sarebbe escluso. Que­ste cose non vanno solo denun­ciate: vanno bat­tute poli­ti­ca­mente con potenti inie­zioni di demo­cra­zia. Dob­biamo aprirci con­tro le pul­sioni esclu­denti e pro­prie­ta­rie, ren­dere con­ten­di­bile il campo e la linea poli­tica della lista. Demo­cra­tiz­zarci. E ringiovanirci.

Elezioni regionali. SEL va oltre SEL: Prima le idee, dopo i nomi. Col PD confronto programmatico ineludibile.

Elena Tagliani
Coordinatrice regionale SEL
L’assemblea regionale di Sel Emilia-Romagna si è conclusa con l’approvazione di un documento votato all’unanimità da tutti i suoi componenti: esito in sé prezioso, dopo le fibrillazioni degli ultimi mesi.
All’ordine del giorno le elezioni anticipate in Regione, dopo le dimissioni di Vasco Errani. 
Il bilancio dell’esperienza di governo, pur nel complesso positivo, è costellato di luci e ombre.
Sulle elezioni regionali del prossimo autunno, la scelta è quanto mai netta: le idee, prima dei nomi; la condivisione dei programmi, prima delle appartenenze e delle alleanze.
Su questa base, Sel intende lanciare un’iniziativa politica unitaria che spezzi argini ed identità precostituite, proponendo a tutte le forze politiche e sociali della sinistra - dalle esperienze civiche alle forze che hanno animato la lista l’Altra Europa con Tsipras, che proprio a Bologna ha trovato uno dei suoi picchi di consenso, dall’associazionismo diffuso al mondo sindacale - di partecipare alla costruzione di un comune progetto di cambiamento per l’Emilia Romagna: un progetto di governo della regione che la renda più ecosostenibile e più attenta al contrasto alle diseguaglianze sociali, a partire dall’intervento sui temi strategici dell’ambiente, della cultura, della scuola e del lavoro.
Il progetto di una Regione dei diritti, che sia esempio e avanguardia civile e sociale, non solo in Italia ma anche in Europa. In quest’ottica, Sel considera ineludibile un confronto serrato e di merito con il Partito DemocraticoSolo dall’esito di tale confronto potranno scaturire scelte mature e motivate su alleanze e coalizioni, anche affidando valutazioni di ultima istanza a cittadini ed elettori, nell’ambito di un’ampia e democratica consultazione; nella medesima prospettiva andrebbero, peraltro, intese eventuali elezioni primarie aperte le quali, all’oggi, rischiano invece di apparire come un modo per assottigliare un’assai fitta concorrenza in casa PD. 
Le profonde innovazioni di metodo sin qui riassunte rappresentano, per Sel, un terreno di ricerca e sperimentazione anche sul piano delle forme della politica, finalizzato a rinsaldare il legame tra politica e cittadinanza.
Per Sel è, infatti, da assumere, specie sul piano politico, la preziosa riflessione dei più vitali segmenti del mondo sindacale e intellettuale, che rintraccia nella democrazia il solo strumento in grado di rivitalizzare i gangli fondamentali del progetto disegnato dai padri costituenti, tanto a livello istituzionale quanto al livello delle formazioni sociali e dei corpi intermedi.

martedì 22 luglio 2014

RELEFT: "Disarmo e difesa civile non armata" incontro Mancon, Vignarca

di Pasquale Pugliese 
La scorsa settimana sono stato invitato ad un dialogo sulla Campagna per il Disarmo e la difesa civile, all’interno della Festa di Sinistra Ecologia e Libertà di Reggio Emilia, con Giulio Marcon, coordinatore dell’Intergruppo dei Parlamentari per la pace, e Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Disarmo.
Con Marcon ci eravamo ritrovati anche lo scorso anno alla Festa di SEL a Taneto di Gattatico, quando sembrava fosse imminente un attacco americano alla Siria. Quell’attacco non è più avvenuto, la guerra in Siria continua disperatamente, ma nessuno se ne ricorda più; come nessuno si ricorda del Congo o di altre decine di situazioni nelle quali sono in corso conflitti bellici. Tra questi la crisi tra Ucraina e Russia, nella quale probabilmente va inserito l’abbattimento dell’aereo civile malese.

sabato 19 luglio 2014

RELEFT: LA “SPERANZA” E’ A SINISTRA, incontro Furfaro, Gandolfi

   Katia Pizzetti



La seconda serata della Festa Provinciale di SEL Reggio Emilia, alla presenza di un folto pubblico, ha incentrato il dialogo sulla Sinistra come speranza per il futuro. Alla presenza di Marco Furfaro della Segreteria nazionale di SEL e di Paolo Gandolfi deputato del PD, si è parlato di sinistra come fonte di cambiamento, della crisi socio-economica e delle posizioni del governo. Un approfondimento sulla situazione politica nazionale e sul ruolo della sinistra nel Paese, dando voce ai tanti cittadini che intervenuti, hanno posto interrogativi, preoccupazioni, temi su cui porre l’attenzione.   
Marco Furfaro, Segreteria nazionale SEL, ha espresso in modo chiaro e incisivo il significato e la speranza della sinistra oggi, non mancando di fare autocritica e di esigere un vero cambiamento. Con parole dirette, appassionate ha posto l’accento su diversi temi, - La politica, come la sinistra oggi, è una grande confusione sotto il cielo, da cui nascono opportunità di miglioramento. Il pensiero della sinistra era quello di sentirsi parte di una collettività, di una modernità da cui attingere l’idea di cambiamento. Oggi purtroppo le persone hanno perso l’idea di cosa sia veramente la sinistra, che non è quella di ambiguità o elittaria, ma al contrario è quella di parlare alla gente, di arrivare al cuore e alla mente  di tutto il popolo di sinistra. Con il cambiamento del mondo del lavoro, delle condizioni sociali, non possiamo essere solo i difensori di una nicchia, di una soggettività, abbiamo il dovere di far arrivare a tutti la voglia e la volontà del cambiamento, che un Paese davvero diverso è possibile. La sinistra deve trasmettere l’idea che è utile e che non fomenta la guerra della sopravvivenza.

RELEFT: Incontro Vecchi, Sassi, Vaccari

Katia Pizzetti 
Inaugurata la Festa Provinciale di SEL Reggio Emilia, presso i Chiostri della Ghiara, ieri sera, 17 luglio, ha preso il via con il dibattito “Governare Reggio”. Alla presenza del Sindaco Luca Vecchi, del Vicesindaco Matteo Sassi e del consigliere Norberto Vaccari (Movimento 5Stelle), sono emersi temi  di politiche sociali,  lavoro, sviluppo della città e partecipazione attiva. Il Sindaco Vecchi, rimarca che – partiti da un mese siamo già operativi e mi ritengo soddisfatto della squadra di giunta e consiglio. Una quadra giovane e competente che saprà dimostrarsi all’altezza degli impegni presi. La macchina amministrativa da subito in movimento, ha promosso una serie di incontri, prefettura, enti di vario genere, per le emergenze sorte dall’esito delle urne. La strada è lunga, siamo solo all’inizio, i progetti e le operazioni da mettere in campo sono tanti.  Un esempio ne è la delibera di giunta di oggi, sul percorso del TMB (trattamento meccanico biologico), ampliando il sistema di trattamento dei rifiuti, completandone lo smaltimento in modo innovativo e sostenibile, ne avremo un vantaggio sia per l’ambiente, sia per la tassazione a carico dei cittadini. Altro punto la riqualificazione dell’area ex Reggiane. Dopo il Tecnopolo, in collaborazione con Iren e investitori privati, ci impegneremo nel riconvergere l’area con l’università e imprese innovative collaborando su temi comuni il tutto a favore dello sviluppo della città. Altro progetto, da settembre ci occuperemo di tutto il sistema partecipativo dei cittadini. Un’esigenza che metta in campo una nuova progettualità, stimolando il protagonismo dei singoli nella diffusone dell’Ente Comunale sul territorio. Una politica in cui il cittadino per usufruire dei servizi debba recarsi in Comune, ma dove siamo noi ad essere presenti sul territorio la dove vi sia necessità. Ciò serve nel creare la sintonia che ritengo vitale per il recupero di stimoli, di un’amministrazione partecipata e di una diffusione culturale di governo democratico della città- Con queste parole il Sindaco Vecchi, racconta una parte dei tanti progetti di cui si farà carico nei prossimi cinque anni di governo cittadino.

venerdì 18 luglio 2014

A proposito di 194 - opinione n°2

Lucia Lusenti

Io credo che le associazioni che aiutano le donne in gravidanza siano importanti e utili. Credo però anche che ogni tipo di influenza religiosa, non mi interessa da che religione derivi, debba restare fuori, molto fuori, da ogni tipo di struttura pubblica o dello Stato.
Credo anche che le donne che hanno deciso di abortire e si recano presso consultori ed ospedali, oltre a dover sopportare il dolore fisico e psicologico dell'aborto, non si meritino di dover sopportare anche manifestazioni pro life, religiose, ecc... per quanto esse possano essere silenziose. Credo che le associazioni che vogliono aiutare le donne ad affrontare la gravidanza debbano farsi carico anche del dopo gravidanza, garantendo assistenza e supporto fin quando la mamma e il bambino non sono in grado di andarsene e reggersi sulle loro gambe. Se sono in grado di farlo che lo facciano.
Anzi, per fortuna c'è chi lo fa. Ma non davanti ai luoghi in cui si abortisce. Queste sono attività da svolgersi presso le sedi delle loro associazioni ed eventualmente sponsorizzando la loro attività con materiale informativo da lasciare anche nei consultori. In questo modo si offre libertà di scelta. Una volta però che la decisione è già stata presa e la scelta fatta, andare a manifestare (non mi interessa il livello di decibel prodotti) davanti a strutture pubbliche (e laiche) che offrono assistenza a donne in grado di intendere e volere che hanno già preso una decisione e che, magari con grande dolore, la stanno portando avanti sia inopportuno e decisamente fuori luogo (e sono molto moderata nell'esprimermi in questo momento).
Credo che le ragioni per le quali una donna decide di abortire siano personali e che l'unica cosa che un'associazione può fare è dire: “se vuoi un'alternativa io te la offro ed è questa” senza dare giudizi di valore, senza parlare di vita o di morte, senza andare a mettersi silenziosamente davanti a nessun luogo che pratichi aborti.

giovedì 17 luglio 2014

Femministe in guerra a Bologna


 Laura Vezzosi


In queste settimane davanti all'Ospedale S.Orsola di Bologna si è riorganizzato il movimento femminista di Bologna per scagliarsi contro l'iniziativa di preghiera che tutti i martedì mattina la Comunità Papa Giovanni XXIII porta avanti ormai da 15 anni. E' una preghiera quasi silenziosa che dura mezz'ora, davanti ad uno degli ingressi dell'Ospedale, la mattina che vengono effettuate le interruzioni volontarie di gravidanza.
Siccome sono parte di entrambi i movimenti, mi sento di dire che questo scontro mi sembra molto stupido.
E' evidente che molti aspetti della legge 194 non vengono applicati.
Credo che quei due movimenti che si scontrano sul marciapiede, siano entrambi movimenti femministi, che cercano di aiutare e sostenere le donne, gli uni con una sensibilità, e gli altri con un'altra sensibilità.

sabato 12 luglio 2014

LOVE IS LOVE



Lucia Lusenti
Cosimo Perzoli
Oggi abbiamo presentato alla stampa e alla città una mozione nella quale#SELaReggioEmilia crede molto.
Si tratta di vedere riconosciuto il diritto alla trascrizione del matrimonio, celebrato all'estero, delle coppie omosessuali.
Ad oggi, nonostante sia stata celebrata un'unione legalmente riconosciuta all'estero, i diritti derivanti da tale unione restano nel luogo dove è stata celebrata, non varcano il confine italiano.
Si torna a casa con qualche foto e gli abiti della festa. Basta. I diritti basilari che alle coppie etero vengono riconosciuti, a tutte le altre coppie vengono negati. Questo limita profondamente la libertà di alcune persone che compongono la nostra società, e ciò è inaccettabile.
Ad oggi, in Italia, tali coppie vengono private del diritto al congedo parentale, dell'assistenza con la legge 104 nel caso in cui il coniuge si ammali. Non viene loro riconosciuto il diritto ad essere informati/e nel caso il proprio partner sia costretto ad un ricovero. Oltre a questi sono molti altri i limiti alla libertà che la nostra società permette vengano imposti ad alcune persone che, come tutti gli altri, la compongono.
Questo è assurdo, doloroso, profondamente ingiusto e allarga una crepa all'interno della società. Le amministrazioni devono lavorare per unire, non per dividere. Se non si vogliono creare nuove solitudini ed isolamento, ma una comunità unita, coesa, nella quale si hanno pari diritti e doveri, allora bisogna fare il primo passo. #SEL lo farà, con grande orgoglio. Speriamo di non essere i soli.

giovedì 10 luglio 2014

Un referendum per abrogare il pareggio di bilancio: parte la raccolta firme

500 mila firme entro 90 giorni contro il Fiscal compact. Nel comitato promotore economisti, sindacalisti, parlamentari di tutti gli schieramenti politici. Per eliminare le disposizioni che obbligano governo e parlamento a fissare obiettivi di bilancio più gravosi di quelli definiti in sede europea. L’adesione di Sel.

Quattro referendum e quat­tro «Sì» che potreb­bero modi­fi­care l’applicazione «ottusa» del prin­ci­pio dell’equilibrio di bilan­cio, eli­mi­nando alcune gravi stor­ture intro­dotte dal par­la­mento ita­liano. Si vuole così eli­mi­nare le dispo­si­zioni che obbli­gano governo e par­la­mento a fis­sare obiet­tivi di bilan­cio più gra­vosi di quelli defi­niti in sede euro­pea. Il refe­ren­dum abroga la dispo­si­zione che pre­vede la cor­ri­spon­denza tra il prin­ci­pio costi­tu­zio­nale di bilan­cio e il con­sid­detto «obiet­tivo a medio ter­mine» sta­bi­lito in Europa, una norma che non è impo­sta dal Fiscal com­pact. Vin­cendo il refe­ren­dum, l’Italia potrebbe ricor­rere all’indebitamento per rea­liz­zare ope­ra­zioni finan­zia­rie, un’azione oggi vie­tata. Infine, ver­rebbe abro­gata l’attivazione auto­ma­tica del mec­ca­ni­smo che impone tasse o tagli alla spesa pub­blica in caso di non rag­giun­gi­mento dell’obiettivo di bilan­cio, deciso dai trat­tati inter­na­zio­nali e non dall’Unione europea.
«Renzi sostiene che occorre battere i sacerdoti dell’austerità, per ridare speranza e futuro al nostro Continente. Non lo si può fare con un semplice palliativo che consiste semplicemente nel buon uso della flessibilità all’interno del patto di stabilità. Lo si fa rivedendo i Trattati, e partendo dal cuore del problema: il fiscal compact» Lo afferma Sinistra Ecologia Libertà con il responsabile esteri on. Arturo Scotto.
«La battaglia referendaria – conclude l’esponente di Sel – annunciata da un folto gruppo di docenti universitari ed economisti è una delle possibili strade giuste per ottenere questo risultato, che permetta agli europei di respirare, e garantisca un futuro all’euro al di là delle ottusità che abbiamo conosciuto negli ultimi anni».
La campagna, riassunta nello slogan “Stop all’austerità. Sì alla crescita, sì all’Europa del lavoro e di un nuovo sviluppo”, prevede fra il 3 luglio e il 30 settembre la raccolta delle 500mila firme necessarie per celebrare il voto popolare nella primavera 2015.

mercoledì 9 luglio 2014

Disarmo e Difesa nonviolenta: la nuova mozione del popolo della pace

di Pasquale Pugliese

La “Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli” voluta da Aldo Capitini nel 1961 ha rappresentato, per il nostro Paese, l’ingresso sulla scena politica e culturale di un nuovo “soggetto della storia” (convocato da “un nucleo indipendente e pacifista integrale”), ossia di quel “popolo della pace” a nome del quale Capitini lesse, dalla Rocca di Assisi, appunto la “mozione del popolo della pace”. Ripensando un anno dopo all’esperienza della prima “Perugia-Assisi”, Capitini scriveva che “una marcia non e’ fine a se stessa; continua negli animi, produce onde che vanno lontano, fa sorgere problemi, orientamenti, attività”. Quando Aldo Capitini scriveva queste parole a commento della “Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli” del 1961 era consapevole di aver aperto un varco nella storia del ’900 attraverso il quale per la prima volta era entrato in scena ed aveva preso la direttamente la parola, senza ulteriori mediazioni, il “popolo della pace” che, convocato in una “Assemblea itinerante” partita da Perugia e giunta alla Rocca di Assisi, poneva – con il suo stesso manifestarsi – all’ordine del giorno dell’agenda della politica e della cultura la sua specifica “mozione”.

martedì 1 luglio 2014

Festa “Sinistra Ecologia Libertà” 17 - 20 Luglio 2014 Ostello della Ghiara - Via Guasco 6, Reggio Emilia


La questione morale: così vecchia, così attuale

Liusca Boni e Davide Farella
gruppo consigliare “Cavriago città aperta”

"Forse oggi ci farà bene pregare per tanti bambini e ragazzi che ricevono dai loro genitori pane sporco: anche questi sono affamati, sono affamati di dignità! ... la dignità viene dal lavoro degno, dal lavoro onesto, dal lavoro di ogni giorno e non da queste strade più facili che alla fine ti tolgono tutto".
Sono le parole di Papa Francesco, che non perde occasione di ammonire i politici e i cittadini, siano essi credenti o no, circa la corruzione dilagante nel nostro Paese. Per riuscire a trovare una voce altrettanto forte ed autorevole in campo politico dobbiamo andare indietro fino al 1981 e rileggere le parole di uno dei politici più amati, oltre che autorevoli, della sinistra italiana, le parole di Enrico Berlinguer:
"La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri .. bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. .. La questione morale è il centro del problema italiano".
Sono passati più di trentanni dal grido d'accusa di Berlinguer, ma niente è migliorato, anzi, lo scenario nazionale è drammaticamente peggiorato, se non altro perché voci politiche così autorevoli e credibili non ve ne sono. Non che non esistano tanti esempi di amministratori e politici onesti; ma tale è la crisi che vive il sistema politico che le persone non si fidano più. Il disinnamoramento della gente per la politica e i partiti ha raggiunto livelli incredibilmente preoccupanti e che si traducono in un sempre maggiore astensionismo rispetto alla partecipazione attiva e all'impegno civile.
Anche Cavriago non fa differenza. Alla recente tornata elettorale, 2.093 elettori, cioè più di 1 cavriaghese su 4, non ha partecipato al voto per scegliere il sindaco della propria comunità. In percentuale l'astensionismo supera il 27%. Alle precedenti elezioni comunali del 2009, i cittadini che avevano disertato le urne erano stati 1.683.