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mercoledì 9 luglio 2014

Disarmo e Difesa nonviolenta: la nuova mozione del popolo della pace

di Pasquale Pugliese

La “Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli” voluta da Aldo Capitini nel 1961 ha rappresentato, per il nostro Paese, l’ingresso sulla scena politica e culturale di un nuovo “soggetto della storia” (convocato da “un nucleo indipendente e pacifista integrale”), ossia di quel “popolo della pace” a nome del quale Capitini lesse, dalla Rocca di Assisi, appunto la “mozione del popolo della pace”. Ripensando un anno dopo all’esperienza della prima “Perugia-Assisi”, Capitini scriveva che “una marcia non e’ fine a se stessa; continua negli animi, produce onde che vanno lontano, fa sorgere problemi, orientamenti, attività”. Quando Aldo Capitini scriveva queste parole a commento della “Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli” del 1961 era consapevole di aver aperto un varco nella storia del ’900 attraverso il quale per la prima volta era entrato in scena ed aveva preso la direttamente la parola, senza ulteriori mediazioni, il “popolo della pace” che, convocato in una “Assemblea itinerante” partita da Perugia e giunta alla Rocca di Assisi, poneva – con il suo stesso manifestarsi – all’ordine del giorno dell’agenda della politica e della cultura la sua specifica “mozione”.