lunedì 28 luglio 2014

Oltre i primi 100 giorni di Renzi

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

I primi 100 giorni sono passati e, diversamente dal solito, mancano i bilanci dell'azione del governo. Gran parte della stampa vive degli annunci renziani, che come grida manzoniane, vengono rilanciate acriticamente. Una parte di essa, quella berlusconiana per intenderci, vive con sorpresa il progressivo spostarsi di Renzi su temi a loro cari, temendone da un lato la capacità di attrarre l'elettorato di centro destra, ma gioendo del ridursi ad uno del discorso politico: ai concetti ed all'alfabeto del Berlusconi prima maniera. Il problema in Italia sarebbe la ridotta possibilità per il governo di decidere e fare; da qui la preminenza delle riforme istituzionali in chiave accentratrice e decisionista.
Ad oggi il patto segreto fra Berlusconi e Renzi non è un incontro a metà fra diversi, ma un rispecchiarsi simmetrico dell'uno nell'altro, in una convergenza fra generazioni di politici, nello sguardo compiaciuto del padre sul figlio, nella comprensione del figlio per gli errori del padre.

Oggi dunque siamo dentro questa bolla emotiva, che si traduce in consenso acritico per Renzi. In Italia ci sono dei problemi gravi, ma saranno risolvibili se il governo (Renzi) avrà la possibilità di decidere contro chi rema contro. E dunque non servono più 100 giorni ma 1000. Avranno gli italiani la pazienza di aspettare altri 3 anni, dopo che il Renzi prima maniera aveva promesso di risolvere gran parte dei problemi in 3 mesi?

Io lo dubito, e penso che la luna di miele di Renzi sia destinata a finire entro pochi mesi. Gli italiani amano innalzare sull'altare i salvatori della patria che promettono rapide e miracolose ricette, ma se non sono distratti da problemi più gravi, in genere come facilmente sollevano alle stelle fanno cadere nelle stalle. Renzi ha fatto fuori Letta con un programma netto: lavoro per i giovani, rottamazione per i dinosauri, 80 euro per tutti, un'altra europa con il semestre europeo in mano italiana. Con un po' di fortuna e la ripresa economica che si annunciava, il colpo di mano poteva riuscire.
Cosa rimane oggi di tale blitzkrieg? Poco o nulla direi. La disoccupazione aumenta (dati istat) e le retribuzioni medie diminuiscono (gli 80 euro dati con una mano sono stati ripresi con un'altra?). I consumi delle famiglie languono, e l'atteso aumento della domanda estera è talmente basso da impensierire anche la corazzata tedesca. Le politiche europee, malgrado gli annunci, rimangono ancorate alla linea dell'austerità espansiva, che ad oggi, dopo 5 anni, ha causato molta austerità e ben poca espansione (anzi). Tutti i dati macroeconomici inchiodano l'Italia a dei livelli a -20% su dati precrisi. L'estate si annuncia catastrofica: una finanziaria di circa 25 ml viene preparata nelle segrete stanze del governo: scuola, sanità, aziende locali sono nel mirino. Un ulteriore giro di vite sulla linea dell'austerità che farà precipitare ulteriormente l'occupazione.

Questo Renzi lo sa. Ed è alla ricerca disperata di un “argomento di distrazione di massa”. Le riforme istituzionali fanno parte di questo arsenale, ma non appaiono risolutive. Molti lo dicono: la soluzione potrebbe essere elezioni subito, a marzo, rinviando la finanziaria a dopo, con il beneplacito della Merkel. E' un'ipotesi convincente. Il ragazzo ama l'azzardo e potrebbe provarci.

Ma togliergli le castagne dal fuoco potrebbero essere i venti di guerra che spirano forte a sud (Libia) e ad est (Ucraina). Per non affrontare una crisi sociale senza eguali, il cozzare di armi va sempre bene. Ma con le armi si sa come si inizia, non si sa se e come si finisce.

La differenza la può fare una ripresa della mobilitazione sociale in autunno. I sindacati hanno ingoiato di tutto per non ostacolare Renzi. Ma milioni di disoccupati, milioni di precari, decine di milioni di lavoratori impoveriti, un non ben precisato numero di esodati, non staranno ad aspettare. Per porre fine all'avventurismo di Renzi occorre ora il coraggio di porre in campo un'opposizione sociale. Se i sindacati lo faranno, in specie la CGIL, potranno dirigere questo movimento. In caso contrario esso ci sarà comunque, in forme e modalità che il movimento dei forconi ci ha solo fatto immaginare.

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