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domenica 29 novembre 2015

Quel che dice SEL sull’acqua


Egregio Direttore 
della Gazzetta di Reggio 
e del Resto del Carlino,

il sensazionalismo sembra essere spesso l’unico approccio dei media alla vita politica. Ciò vale certamente per il modesto caso della posizione che Sinistra Ecologia Libertà ha preso sulla proposta delineata dal sindaco Vecchi. Ne abbiamo discusso, e nella discussione sono emerse diverse accentuazioni. Il testo che abbiamo diffuso è il risultato di quella discussione. Tutti i presenti hanno apprezzato il senso politico della proposta del sindaco Vecchi. Si tratta di una novità positiva, che vuole evitare la privatizzazione dell’acqua, dopo che il PD aveva preso le distanze dal piano di Agenia. Per noi è il frutto non scontato della mobilitazione del movimento per l’acqua pubblica, ed anche della battaglia che abbiamo condotto come SEL, con l’impegno in prima linea dei nostri amministratori.
Abbiamo discusso su come valutare la proposta del sindaco Vecchi, e abbiamo votato. Non su documenti alternativi, ma su una parola.
Questo era il paragrafo (fra parentesi i due punti in alternativa):
“La costituzione di una società mista territoriale a maggioranza pubblica per la gestione dell’acqua è un passo nella direzione giusta e dunque una proposta (che possiamo condividere) o (da valutare approfonditamente)”.
Ha prevalso la prudenza rispetto ad una proposta che ad oggi è tutta da chiarire. Non era la mia posizione, ne quella del Vicesindaco Matteo Sassi.
Ma far derivare da questa differenza di accenti, l’idea che SEL abbia sfiduciato il proprio Vicesindaco mi pare una forzatura, che va contro l’apprezzamento che nella discussione è stato espresso per la coerenza e a fermezza con cui Matteo ha condotto in questi mesi la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua.
Nel comunicato che le abbiamo inviato, e che è pubblicato sul nostro blog, sono elencati tutti i punti su cui chiediamo di concentrare la discussione.
La proposta del sindaco Vecchi è ad oggi solo un abbozzo. Molti sono gli aspetti politici, ma anche tecnici, che occorrerà approfondire. Quelli tecnici, perché la proposta sarebbe una novità nel panorama delle soluzioni finora applicate in Italia, e dunque occorrerà verificarne la solidità. Quelli politici, perché il comportamento del PD ha ingenerato un certo grado di diffidenza. Dopo due anni di proclami e studi per la costruzione di un soggetto pubblico per la gestione dell’acqua, in giro di un mese, e senza alcun confronto con noi, il PD ha decretato lo stop a quel percorso.
Comprenderà come, con questi precedenti, una certa prudenza da parte nostra sia più che giustificata.

Michele Bonforte
coordinatore provinciale SEL Reggio Emilia

giovedì 26 novembre 2015

Stiamo facendo proprio quello che l’ISIS voleva ottenere?

Un coinvolgimento diretto dell’Europa nei campi di battaglia in Siria potrebbe essere ciò che si prefiggevano con gli attentati. Invece occorre un piano Marshall per il Magreb, per dare lavoro e dignità ai giovani arabi e sottrarli al reclutamento nelle fila dell’ISIS.

Michele Bonforte

Il sangue scorre nelle piazze d’Europa. Siamo attoniti, facciamo fatica a capire perché tutto ciò stia succedendo. Certo negli ultimi anni le stragi non sono mancate né in Europa, né soprattutto fuori dall’Europa. Ma quando migliaia di vite venivano falciate a Baghdad, in Kenya, o in Tunisia tutto ci sembrava così lontano, quasi da non coinvolgerci.
L’isteria che sta colpendo i media e le classi dirigenti tutte, è immemore di quanto e di come siamo stati coinvolti. Abbiamo fatto per 20 anni una guerra sistematica in questi territori, mettendoli a ferro e fuoco, educando una generazione di giovani alla violenza.
I discorsi più saggi nei media li ho sentiti fare da militari, che ricordano come le guerre si vincono sopratutto isolando il nemico, recidendo i suoi legami con la popolazione, con le aree di reclutamento. Reagire alla strage di Parigi andando a bombardare in Siria, potrebbe infatti alimentare il consenso verso l’ISIS da parte delle popolazioni colpite a casaccio dalla morte che viene dal cielo. Un coinvolgimento diretto dell’Europa sui campi di battaglia in Siria ed Iraq potrebbe essere ciò che ISIS si prefiggeva con gli attentati.
Oggi non è il momento degli isterici, che rischiano di portarci ad uno stato di guerra generalizzato. Non è il momento di chi in questi anni ha chiesto ed ottenuto guerra, creando i problemi di oggi. Blair ha chiesto scusa ed oggi evita di salire in cattedra a dirci cosa fare. Chi insieme a lui in occidente ed in italia ci ha portati sulla strada sbagliata delle guerra permanente, non ha ancora chiesto scusa, e continua nella follia di proporre l’uso della guerra come mezzo prevalente per affrontare la crisi in medio oriente. Forza Italia e la Lega Nord erano al governo quando portarono l’Italia in guerra in Iraq. Oggi subiamo le conseguenze di quelle scelte scellerate. 20 anni di guerra hanno aggravato il problema invece di risolverlo. Questo è il punto da cui partire per pianificare le azioni da intraprendere nel breve e nel medio periodo.
  • Certamente nell’immediato occorre alzare il livello di attenzione su quelli che possono essere i terreni interni di reclutamento da parte dell’ISIS. Sorprende come ciò sia fatto poco e male. L’ISIS si batte sul terreno dell’uso dei social media, della raccolta di informazioni. C’è evidentemente qualcosa che non va nei servizi di informazione europei, che va rapidamente messo a posto. Così come nell’immediato occorre sostenere le milizie curde, le uniche in grado di fermare sul campo l’ISIS.
  • Occorre recidere i canali di sostegno e finanziamento all’ISIS. Paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita e l’Omar vanno posti di fronte alle proprie ambiguità. Questi paesi, per contrapporsi all’Iran ed alle sue intenzioni egemoniche nell’area, non hanno esitato a soffiare sull’irredentismo dei sunniti nell’Iraq del dopo Saddam. Si sta combattendo una guerra che usa anche la divisione religiosa fra diverse confessioni mussulmane, dove ogni attore persegue propri fini. Questa guerra miete decine di migliaia di vittime, in prevalenza di religione mussulmana.
  • Ma l’elemento strategico, quello che può nel medio periodo, cambiare le sorti di questa guerra, è comprendere le basi sociali su cui si regge il reclutamento dell’ISIS fra i giovani dei paesi arabi.  Occorre prosciugare il mare di disperazione sociale che dai paesi del magreb alimenta le file dell’ISIS. In Egitto, in Algeria, in Tunisia ed anche in Marocco, la popolazione è prevalentemente giovane e senza lavoro. Le primavere arabe di pochi anni fa furono alimentate dal desiderio di benessere e libertà dei giovani arabi. Oggi quelle speranze sono state deluse, e milioni di giovani vivono senza prospettiva. Non è un caso che l’ISIS ha voluto colpire le loro fragili economie basate sul turismo estero, con attentati facili da organizzare che hanno avuto l’effetto immediato di un crollo del turismo prosciugando una delle poche risorse economiche disponibili. Ora a questi giovani disperati arriva la proposta di reclutamento dell’ISIS che fornisce una paga ed una identità.
Per questo occorre un massiccio intervento economico che integri le economie del magreb nel mercato comune europeo, un piano Marshall che dia lavoro ai giovani. E per quel che ci riguarda come Italia, intervenire subito in Tunisia, che potrebbe essere il prossimo paese a cadere nel caos.
Noi ora dobbiamo scegliere: possiamo impiegare le nostre risorse per bombardare e inviare soldati, ottenendo di sicuro un aumento del flusso dei profughi, e probabilmente nessun risultato concreto sul terreno di guerra. O possiamo impiegare le stesse risorse per investire in sviluppo ed integrazione economica nell’area del mediterraneo, inviando ingegneri e tecnici, antropologici e medici. I risultati non saranno immediati. Ma se perseveriamo alcuni anni, saranno migliori di quelli che qualunque strategia puramente militare ci potrà dare.

mercoledì 4 novembre 2015

Fuga dal partito della nazione. D'Attorre, Galli e Folino lasciano il Pd.

Michele Bonforte

La consapevolezza che siamo ad un tornante storico, della cesura che rappresenta Renzi nella storia della sinistra, si diffonde sempre più. Mi pare interessante segnalare gli argomenti di chi, avendo resistito fino all’ultimo, oggi trova le parole per dare il senso di una scelta, quella di uscire dal PD, che è comunque la sconfitta di un progetto e di una propria storia personale. 

Alfredo D’Attorre ha rilasciato una intervista a Repubblica in cui risponde alla domanda sul perché non sia rimasto per opporsi alla segreteria Renzi aspettando il congresso nel 2017.
"Perché il Pd ha subìto un riposizionamento completo e una mutazione genetica. E' una forza centrista che finisce per guardare più volentieri verso settori della destra che a sinistra ed è illusorio pensare che sarà soltanto una parentesi. Il Pd non è il Labour o l'Spd, non ha 100 anni di storia, quelli che ti permettono di passare dalla stagione di Blair all'epoca di Corbin. Ha pochi anni di vita, è per la prima volta al governo e quello che fa adesso lascerà un segno indelebile. La discontinuità di Renzi è qualcosa di diverso da una normale alternanza tra segretari".
E alla domanda su cosa fare alle prossime elezioni comunali risponde:
“Dove c’è la possibilità di aprire un confronto [con il Pd] noi ci saremo, dove si realizzerà il partito della Nazione la sinistra esprimerà un candidato alternativo”. In caso di ballottaggio, la scelta potrà cadere sul Movimento Cinque Stelle.

In poche righe vi sono le sfide che si pongono a chi, come noi di SEL, intende percorrere la strada della ricostruzione di una forza politica di sinistra in Italia.
La storia del PD sembra concludersi nella nascita di una forza centrista, che cerca di rappresentare gli interessi dei ceti sociali che da decenni sono stati il serbatoio del consenso della DC e di Berlusconi.
Questa involuzione potrebbe aprire un ciclo neoconservatore lungo o, ancora peggio, spingere i ceti popolari nelle braccia di un nascente polo reazionario a destra, come avviene già in altri paesi europei.
Per questo la sinistra deve stare fuori dal PD, e costruire una offerta politica ad esso alternativa lavorando alla sconfitta del renzismo. E siccome siamo in un sistema politico maggioritario, quando saremo chiamati a scegliere in un ballottaggio (vuoi che sia per i comuni, vuoi che sia per il governo del paese) fra candidati del PD e del M5S, sceglieremo a partire dai programmi, privileggiando chi da risposte ai problemi sociali, a quelli ambientali, ai diritti civili, all’emergenza democratica.

martedì 27 ottobre 2015

Reato di diversa opinione. Dario De Lucia inquisito dal partito della nazione.

Michele Bonforte

Dario De Lucia, focoso e spumeggiante consigliere comunale del PD è finito sotto inquisizione. Chi lo conosce e lo segue sui social, potrebbe pensare che finalmente gli sia stata imputata la lesione al decoro ed al buon gusto, per l’uso eccessivo di iconografia neo-sovietica nella sua comunicazione.
Invece no, l’imprevedibile ma inoffensivo De Lucia ha commesso il reato di “lesa vescovità”. Ha osato dire la sua opinione sulle opinioni del vescovo Camisasca.
Ecco la dichiarazione criminale di Dario: “sentinelle in piedi, forum della famiglia e vescovo Camisasca sono un bel molloch di conservazione e propagatori di odio”.
Una opinione condivisibile o meno (ed io la condivido) ma un’opinione.
Ma cosa sono “le sentinelle in piedi”?
Dal loro sito riporto: “In Italia le Sentinelle in Piedi sono nate in difesa della libertà di espressione messa in discussione dal ddl Scalfarotto, già approvato dalla Camera e ora al Senato. Presentato come necessario per fermare atti di violenza e aggressione nei confronti di persone con tendenze omosessuali, il testo è invece fortemente liberticida in quanto non specifica cosa si intende per omofobia lasciando al giudice la facoltà di distinguere tra un episodio di discriminazione e una semplice opinione.”
Si tratta dunque di un movimento che rivendica la libertà di espressione contro un progetto di legge di un deputato del PD che cerca di introdurre in italia il reato di omofobia.
Questa frangia fondamentalista del mondo cattolico rivendica il diritto di stigmatizzare le persone omosessuali (anzi le persone con tendenze omosessuali), ma non riconosce che altri (fra cui dario) possano esercitare la loro libertà di espressione su quanto da loro sostenuto.
Non c’è di che in quanto a coerenza! E mezzo PD in consiglio comunale a Reggio Emilia si accoda al gruppo consiliare di Forza Italia, che chiede ed ottiene la pubblica inquisizione del discolo De Lucia.
Le parole usate da FI in consiglio comunale sono impegnative:”Chiunque ricopre un ruolo istituzionale deve attenersi ad atteggiamenti decorosi e rispettosi del ruolo medesimo”.
Niente male per chi ha sostenuto, per ben 20 anni, la pratica della prostituzione e corruzione di stato da parte del Presidente del Consiglio Berlusconi.
Lunga vita al compagno De Lucia!

giovedì 22 ottobre 2015

Se si privatizza l'acqua, si incrina la maggioranza

Michele Bonforte, 
coordinatore provinciale SEL

Condividiamo le preoccupazioni manifestate dal Vicesindaco Matteo Sassi e dall’Assessore Mirko Tutino. Se nel PD sta maturando una posizione favorevole alla privatizzazione dell’acqua, questa va discussa in un ambito pubblico, nel consiglio comunale di Reggio Emilia (e degli altri comuni della provincia).
Noi di SEL non riconosciamo al PD il ruolo di giudice di ultima istanza sulla fattibilità tecnico-economica di un progetto di ripubblicizzazione del servizio idrico. Sono tali e tante le imprecisioni e la disinformatia che in questi mesi è fuoriuscita da via Ghandi, che il nostro raiting sulla credibilità di quanto viene detto su questo argomento dal PD reggiano sfiora il CCC. Noi pensiamo che lo studio fatto da Agenia sia serio e convincente. Se qualcuno ha dei dubbi, invece di confezionarsi interpretazioni ad hoc, è utile che si rivolga agli uffici del Parlamento, che potranno dirimere ogni questione interpretativa. Il PD reggiano ha numerosi parlamentari che potranno occuparsi di ciò. Noi lo abbiamo fatto con il nostro gruppo parlamentare e per questo sosteniamo il progetto di Agenia.
Siamo comunque disponibili a valutare piani alternativi, anche più prudenti nei tempi e nelle risorse, che abbiano comunque il fine di portare il servizio idrico al 100% in mano pubblica e di evitarne la privatizzazione attraverso la gara.
Attendiamo dal Sindaco Luca Vecchi una proposta articolata da sottoporre ad un dibattito pubblico in consiglio comunale.
Quello che non possiamo accettare è l’ipocrisia di privatizzare l’acqua con la scusa che vi siano impedimenti tecnici e normativi ai possibili progetti di ripubblicizzazione.
Sono rimasti pochi giorni per evitare un esito che avrebbe inevitabilmente delle ricadute politiche. Deve essere chiaro a tutti che se il Sindaco ed il suo partito rompono su un punto dirimente del programma presentato agli elettori, allora si assumono la responsabilità di incrinare la maggioranza a Reggio Emilia ed in altri comuni della provincia.
Sul che fare discuteremo in SEL.
Possiamo solo assicurare che sapremo essere creativi.
Affinchè sulla privatizzazione dell’acqua non scenda una coltre di silenzio.

martedì 20 ottobre 2015

Renzi all’assalto della sanità pubblica

Michele Bonforte

La legge di stabilità (ex finanziaria) è ormai consegnata al dibattito pubblico. Ci sono provvedimenti simbolici, e quelli di dura sostanza economica e sociale. Ad oggi l’attenzione si è concentrata maggiormente sull’elevamento a 3.000 euro dei tetto per i pagamenti in contanti. Questa misura non produce infatti rilevanti effetti economici, ma ha un alto valore simbolico. Renzi dice a tutti: fate affari, anche evadendo, purché riprenda a girare l’economia. Una misura politica con cui si chiama a raccolta l’esercito degli evasori per sostenere il governo e per esserne legittimati politicamente. Una misura scandalosa, che sembra però oscurare le parti della legge di stabilità ispirate ad un feroce attacco ai ceti più deboli.
La sanità è fra queste.
Dopo tanto parlare si rinuncia alla spending review, cioè all’idea che la spesa possa essere risanata intervenendo sulle singole voci che la determinano, e si torna ai tagli lineari che colpiscono soprattutto le regioni più virtuose.
Il Fondo sanitario nazionale viene tagliato rispetto a quanto pattuito con il “patto per la salute” con le regioni di almeno 4 miliardi. L’Emilia Romagna, che sino ad ora è riuscita a stare nella parità di bilancio, rischia ora di andare in disavanzo o di dover tagliare i servizi essenziali resi ai cittadini.
Ma le regioni rischiano di dover ridurre da un’altro versante la spesa sanitaria. Difatti la legge di stabilità prevede il “Concorso delle Regioni alla finanza pubblica” con un taglio di 8 mld per il 2016, 4 mld per il 2017 e 5,5 mld sia per il 2018 che per il 2019. Le Regioni cioè devono risparmiare decidendo loro come e dove, ed essendo la sanità la loro principale voce di spesa, è facile prevedere dove si andrà a parare.

mercoledì 7 ottobre 2015

Sulla costituzione ferita, sul lavoro umiliato, nasce il partito della nazione.


Michele Bonforte

Con l’apporto determinante della pattuglia dei senatori di Verdini, Renzi ha disarmato la sinistra interna al PD. C’è una nuova maggioranza che sostiene il governo, che può fare a meno di Bersani e soci. L’ancoraggio a destra del programma di governo e la manomissione della Costituzione ha ormai convinto i più pragmatici del centro destra: se si vuole realizzare quello che la destra propone da anni, bisogna puntare su Renzi.
Molti commentatori hanno calcato la mano sul profilo poco presentabile di questa pattuglia di parlamentari. In effetti in questo cambiar casacca continuo c’è tutto il marciume del trasformismo italiano, e la bassezza di interessi privati che così si vogliono perseguire.
Ma vorrei mettere l’accento sul fatto che questi parlamentari con il loro sostegno a Renzi, rendono credibile il suo progetto: attirare i voti da destra e liberarsi dei gufi a sinistra. Il Partito della Nazione tanto vagheggiato o temuto sta nascendo sotto i nostri occhi. Dalle aule parlamentari si diffonde nel corpo sociale, chiamando a raccolta gli interessi di quelle aree sociali che da decenni, passando dal pentapartito di Craxi, al ventennio di Berlusconi, hanno perseguito i loro interessi calpestando quelli di chi sta peggio. Chi ha lucrato da sempre sulla spesa pubblica o sull’impunità fiscale, vede oggi un approdo che può salvarli da politiche di risanamento morale, economico e sociale del paese che una seria sinistra di governo potrebbe fare.
Renzi, agli occhi di questo blocco sociale, è l’argine contro politiche di sinistra. Il partito della nazione è la trasformazione degli interessi di questo blocco sociale neo-conservatore in programma di governo. L’agenda del Governo Renzi corre veloce per rendersi credibile agli occhi di questi interlocutori. Ruolo sociale del lavoro, carat­tere pub­blico della scuola, riforma della costi­tu­zione e legge elet­to­rale sono il ter­reno di un attacco gene­rale ai diritti dei lavoratori e alla demo­cra­zia par­la­men­tare. In questi giorni Renzi ha aggiunto la cancellazione della tassa sulle case di lusso, una intenzione di normalizzazione della RAI e non mi sorprederebbe vedere nelle prossime settimane un attacco ai contratti nazionali di lavoro ed al diritto di sciopero.

E’ una agenda impressionante, che realizza in pochi anni i sogni più antichi della destra. Ne esce fuori un paese fortemente polarizzato, dove si annuncia una ripresa economica che si costruisce sulla riduzione dei diritti e delle retribuzioni dei lavoratori.
Di fronte a questa dura realtà occorre che chi aspira ad una diversa direzione di marcia si assuma le proprie responsabilità. Vale per chi si attarda da sinistra dentro il PD pensando di poterlo salvare da questa mutazione cromosomica, non accorgendosi di renderla semplicemente più digeribile e presentabile. Vale per la sinistra disarticolata che ad oggi non riesce a darsi un profilo unitario e che è chiamata a dimostrare la propria efficacia come in tanti altri paesi europei.

Questo è il momento delle scelte che fanno la storia.
Tutto il resto, per quanto importante, verrà semplicemente dimenticato.

mercoledì 30 settembre 2015

Sinistra unita ed elezioni locali

Michele Bonforte

L’agenda del Governo Renzi corre veloce. Diritti del lavoro, carat­tere pub­blico della scuola, riforma della costi­tu­zione e legge elet­to­rale sono il ter­reno di un attacco gene­rale ai diritti del lavoro e alla demo­cra­zia par­la­men­tare. A sinistra non pos­siamo più aspettare. So bene che non esi­stono scor­cia­toie e so anche che non basta pensare di som­mare le forze che ci sono. Ma è inimmaginabile proseguire con la fram­men­ta­zione che carat­te­rizza la sini­stra poli­tica ita­liana.

L’unità non basta, ma divisi non c’è sto­ria. Abbiamo biso­gno di aprire al più pre­sto un pro­cesso costi­tuente. Né una fede­ra­zione né un accordo pat­ti­zio, né tan­to­meno una semplice lista elet­to­rale come già è stato senza suc­cesso. Ci vuole un pro­cesso largo e demo­cra­tico nel quale con­fron­tare posi­zioni e punti di vista ma soprat­tutto nel quale rico­min­ciare a cer­care, a discutere e decidere insieme.
Per questo ci vuole una iniziativa dal centro, da Roma, che sia simbolica e che dichiari aperto il processo. L’unificazione dei gruppi parlamentari potrebbe essere questo forte segnale. Ma ci vuole anche una indicazione per i territori, che siano invitati a sperimentare percorsi unitari di base. Nei paesi e nelle città la semplice prassi di convocare assemblee unitarie degli aderenti e dei simpatizzanti potrebbe avviare un reale percorso costituente della nuova sinistra. Ragionando insieme, anche sulle questioni locali, e promuovendo insieme iniziative sul territorio. Ed applicando la semplice regola che si decide democraticamente, una testa un voto.
E’ per questo che le scelte per le prossime elezioni locali in grandi e piccoli comuni non possono essere tenute al di fuori di questo percorso. La valutazione se in determinate realtà, malgrado Renzi, vi siano i presupposti per un accordo di centro sinistra fa fatta in una platea ampia e democratica.
Anzi questa discussione ed il suo esito può essere parte del percorso per la costruzione della nuova sinistra.
Mettere la ricerca di altre importanti ma isolate esperienze di centro sinistra prima e magari contro l'avvio del processo costituente sarebbe per SEL un errore fatale.

martedì 29 settembre 2015

Referendum? Possibile!

Michele Bonforte

Fra poche ore sapremo se i referendum sostenuti da “Possibile” di Civati avranno o meno conseguito il risultato delle 500.000 firme necessarie. Mi pare però ti poter dire che dall’iniziale cono d’ombra le tematiche al centro dei referendum (scuola, lavoro, ambiente e democrazia) hanno cominciato ad attirare l’attenzione. Ed infatti negli ultimi giorni ai banchetti si potevano vedere anche delle file.
Il rischio è di arrivare vicino ma non oltre l’obiettivo, e il decollo della campagna alla fine di settembre sembra dare ragione a chi, fra cui SEL, aveva sostenuto l’esigenza di calendarizzare i referendum in primavera 2016. La differenza fra aver un solo mese o tre mesi di tempo incide sulle firme raccolte e sopratutto sulla possibilità di informare in maniera diffusa.
La precipitazione, e le conseguenze che ne derivano, è l’handicap con cui è partita questa campagna. Ma Civati ha raggiunto due punti che non erano scontati: costruire una rete sul territorio che faccia da sostegno al progetto di “Possibile”, e mettere i contenuti dell’azione politica della sinistra davanti alla discussione sulle forme.
La discussione sul percorso per costruire la nuova sinistra nel nostro paese dovrà tener conto di quanto è accaduto in questi mesi. La sinistra unità si fa facendola e non parlandosi addosso. Una campagna referendaria su temi simili a quelli di Civati è lo strumento indispensabile per rendere evidente la distanza di idee e di programma fra questa nuova sinistra ed il partito della nazione di Renzi.

Se Civati sarà riuscito ad arrivare al traguardo (ed io, come molti di SEL, ho firmato e invitato a firmare) allora questa primavera ci sarà da impostare tutti insieme la campagna elettorale per il SI sui temi referendari. Se invece non si supererà il muro dell’ammissibilità, allora questa primavera sarà il momento giusto per avere tre mesi pieni per raccogliere le firme su referendum con quesiti costruiti con il massimo di condivisione fra movimenti, associazioni, sindacati e parti politiche.

martedì 22 settembre 2015

Il populista della porta accanto

Michele Bonforte

Non bastava Corbyn in Inghilterra. Adesso ci si mette anche Tsipras, che invece di perdere, come prevedevano lor signori, è tornato a vincere. Allora dagli al populista. I media europei si stracciano le vesti. Lo fa anche Antonio Polito dalle colonne del Corriere della Sera con un articolo smaccatamente intitolato “Con Corbyn si amplia il fronte populista“.
In tanti parlano di populismo, tranne che nessuno sa dire cosa sia. In Italia poi, è quasi un insulto. Il populismo dilaga a sinistra e a destra, ma nessuno ne chiarisce i contorni. Comprensibilmente, perché è storicamente arduo definire il populismo (fate un salto su wikipedia o sua una buona enciclopedia per verificare).
Mi pare invece più facile definire cosa vogliono quelli che hanno in odio il populismo. La definirei la religione liberista, con i suoi cantori e suoi officianti. Per questa parte (che si potrebbe definire elitista??) c’è una sola via che conduce alla gestione ottimale della società, ed è quella che affida più decisioni possibili ai mercati. Malgrado il clamoroso patatrac di una crisi economica e sociale che dura da 8 anni, con milioni di disoccupati, meno diritti e retribuzione ai lavoratori, un disordine mondiale che causa guerre e migrazioni bibliche, ecc. la ricetta che viene propinata è sempre la stessa. E se il popolo che subisce le conseguenze delle decisioni dei mercati si permette di dire che non va bene, allora è populista (ma può il popolo essere populista?).

lunedì 21 settembre 2015

Il Colosseo, il lavoro e la sua remunerazione.

Michele Bonforte

Sono un lavoratore della scuola, e dunque lavoro in un settore da tempo inserito nei servizi pubblici essenziali. Sono anche padre di due figli che vanno a scuola. Vedo dunque la questione dai due i lati: come lavoratore e come utente.
Come lavoratore mi ricordo di aver partecipato in questi anni ad alcune assemblee sindacali e ad alcuni scioperi. Non mi sono mai preoccupato di informare gli utenti poiché sono i dirigenti scolastici che hanno il compito di informare l’utenza su eventuali interruzioni del servizio. E difatti come genitore, regolarmente, vengo informato sulle eventuali variazioni del servizio che coinvolga i miei figli, in genere con un foglietto informativo consegnato alcuni giorni prima dell’eventuale assemblea o sciopero.
Dubito dunque che sia compito dei lavoratori o dei sindacati informare gli utenti dei musei e dei siti archeologici su assemblee o scioperi, ne la cosa cambierà di molto con l’inserimento del settore cultura nei servizi pubblici essenziali.
I dirigenti, nel caso del Colosseo, erano da giorni a conoscenza dell’assemblea regolarmente autorizzata, e non hanno ritenuto utile informare gli utenti in modo che fossero consapevoli dei disagi che avrebbero affrontato.
Per cui forse più che attaccare i lavoratori bisognerebbe chiedere a questi dirigenti cosa stessero li a fare! Ma tantè il livore del governo Renzi contro i lavoratori che agiscono collettivamente ha bisogno solo di una semplice scusa per esondare sulla stampa. Con uno slittamento semantico da neolingua orweliana, abbiamo assistito alla trasformazione di una assemblea in uno sciopero, e dello stesso ad una azione criminale!
I media, con rare eccezioni, si sono accodati alla campagna governativa contro i custodi del Colosseo, omettendo di dire cosa fosse realmente successo. Tali custodi si sono riuniti in assemblea (regolarmente autorizzata dai dirigenti) per discutere se era il caso di dichiarare uno sciopero in Ottobre, per ottenere il pagamento degli straordinari effettuati ormai da un anno.
Abbiamo dovuto aspettare l’intervento di un intellettuale della levatura di Flavio Briatore per veder sostenuto un principio banale: chi lavora va pagato, e se volete ridurre gli straordinari basta assumere altri dipendenti.

martedì 8 settembre 2015

Jobs Act: non accettare cellulari da sconosciuti

Michele Bonforte
Oscurata dalla vicenda dei profughi, i media hanno dato poca visibilità ai decreti attutativi del jobs act riguardanti il controllo a distanza dei lavoratori.
Purtroppo pagheremo molto cara questa disattenzione, se non si porrà rimedio nei prossimi giorni. I peggiori timori per la scomparsa della privacy da parte di fette sempre più consistenti dei lavoratori, sono stati confermati. E’ passata la concezione che definirei del “lavoratore di vetro”, trasparente ed ignaro del controllo pervasivo sulla sua vita e sulla sua presenza on line.
Da oggi qualunque strumento di comunicazione che l’azienda fornisce potrà essere impiegato per monitorare il lavoratore. Non solo i computer (scagli la prima pietra chi ogni tanto non consulta la propria posta elettronica o profilo social) ma anche smartfone e tablet, dispositivi che per loro natura sono tracciabili geograficamente.
Ogni datore di lavoro dovrà solo sincerarsi di aver informato il lavoratore che lo strumento è tracciabile, e da quel momento avrà accesso legittimo ai dati prodotti da quei dispositivi.
La “trasparenza” forzata dei lavoratori viene fatta mentre invece si discute di restringere l’uso delle intercettazioni nelle indagini per i tipici reati dei colletti bianchi. Da un lato i lavoratori sono nudi davanti allo sguardo del proprio datore di lavoro, dall’altro si cerca di bendare quei magistrati che si permettono di svelare traffici e comunicazioni criminali.
Il vaso di Pandora del jobs act non smette di stupire.
Ma forse oggi può mantenere la promessa di creare nuovo lavoro. Quello di chi sarà pagato per gestire i sistemi di controllo e monitoraggio dei lavoratori.
Un consiglio per tutti: non accettare cellulari, tablet o smartwacth da sconosciuti.

martedì 25 agosto 2015

Sostiene Alexis Tsipras ...

Michele Bonforte

Che lo sviluppo della vicenda greca non sarebbe stato lineare era da prevedersi. Ma le montagne russe a cui l’opinione pubblica, ed in essa la sinistra di alternativa europea, ha assistito sembrano al di là di ogni possibile comprensione.
La descrizione fatta dai principali media narra di un Tsipras che all’ultimo secondo si libera del condizionamento della sinistra di Syriza, per abbracciare le politiche europee prima respinte. Non siamo certo noi italiani a poter dare lezioni e consigli alla sinistra greca. Non lo può fare la sinistra di alternativa italiana, frammentata e rissosa com’è, non lo può fare Il PD, che con Renzi governa il paese senza aver mai sottoposto all’elettorato il proprio progetto politico.
La mia opinione è che la vicenda greca è ben al di là dall’essere conclusa, e che va interpretata insieme al vento di sinistra che spira nel mediterraneo (Spagna e Portogallo) ma anche Irlanda ed Inghilterra.
L’accettazione del memorandum da parte di Alexis Tsipras è una sconfitta. Ma questa sconfitta viene presentata come tale al popolo greco, e non ridipinta come vittoria. Tale accettazione avviene all’ultimo minuto, forse perché solo alla fine Tsipras ha capito che il tentativo della destra europea era quello di stritolare la Grecia in una crisi finanziara lampo, mettendola fuori dall’euro e fuori dal commercio internazionale.
Tsipras ha guadagnato tempo, ha cominciato ad applicare le parti meno indigeste (privatizzazione degli aereoporti) o persino giuste (lotta all’evasione fiscale) del memorandum europeo. Ha fatto ben comprendere di aver firmato cose che non condivideva, ed ha reso chiaro il ruolo letale per il futuro dell’Europa della supremazia della destra tedesca. Ha inoltre incredibilmente disarticolato il fronte della troika con il FMI che, difendendo gli interessi USA, si pronuncia per un taglio del debito greco (prevalentemente in mano agli stati europei).

sabato 27 giugno 2015

Il vero volto dell’euro: l’arroganza della finanza europea contro il popolo greco.

Michele Bonforte

Chri­stine Lagarde (FMI) ha scelto di trattare la vicenda greca non dal lato degli interessi dei creditori che rappresenta, ma dal lato della classe sociale di cui fa parte. Un creditore non desidera la morte del proprio debitore, poiché così rinuncia al recupero dei suoi prestiti. Oggi i paesi che hanno prestato soldi alla grecia (a quella di 10 anni fa e non a tsipras, alla grecia governata dalla destra che ha dilapidato miliardi in faraoniche olimpiadi e nel riarmo dell’esercito) non sono rappresentati da Chri­stine Lagarde. Quest’ultima, insieme ai rappresentanti della finanza nord europea, ha assunto il ruolo di portavoce degli interessi di quella “upper class” della finanza che di fatto governa l’europa e sui destini da anni.
La Grecia rappresenta l’occasione per dare una lezione ad un popolo che ha osato alzare la testa contro la preminenza della finanza, per educare così con il sacrificio del popolo greco altri popoli, come quello spagnolo e porteghese ad es., che da tempo soffrono la dittatura della finanza e che a mesi andranno al voto.
Un obiettivo tutto politico, un vero e proprio golpe bianco a danni di Tsipras che è stato scelto in libere elezioni.
Tutto ciò è una lezione anche per tutta la sinistra europea, in ogni sua variante.
Bisogna guar­dare in fac­cia la realtà. L’euro è inso­ste­ni­bile perché è uno strumento in mano all’attuale gruppo dirigente tedesco per imporre politiche che fanno gli interessi solo di alcuni paesi e di alcune classi sociali. L’euro ha trasformato tutto il sud europa in un mercato per le merci tedesche, con politiche economiche che acuiscono le differenze fra paesi invece di ridurle.
Le con­di­zioni per una cor­re­zione radi­cale di questa impostazione politica oggi non ci sono, come dimo­stra la vicenda greca. Accon­ten­tarsi, come fa l’Italia del PD di Renzi, di qual­che decimo di punto per­cen­tuale in più di defi­cit, vuol dire lasciare campo alle destre nazio­na­li­ste. Nell’eurozona non c’è alter­na­tiva alla sva­lu­ta­zione del lavoro, alla spoliazione delle classi medie, alla fuga dalla par­te­ci­pa­zione democratica, alla riduzione dei diritti sociali.

Bisogna solo prenderne atto. Perché per salvare un’idea di Europa che è evaporata non possiamo rischiare l’avvento di un ciclo politico dominato dalla destra estrema.

mercoledì 24 giugno 2015

Nomine negli enti controllati dal Comune: trasparenza, competenza, pubblicità del percorso decisionale.

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

“Gli amministratori delle società controllate dal Comune dovranno essere selezionati tramite procedura ad evidenza pubblica e sulla base di criteri di merito.”
Così recita il programma elettorale di SEL per il comune di Reggio Emilia, presente fin dalle primarie a Sindaco nel programma di Matteo Sassi, recependo una preoccupazione molto diffusa sulla opacità di questa materia agli occhi dell’opinione pubblica.
Le aziende locali (vuoi che siano al 100% pubbliche o partecipate) sono sotto un attacco mediatico che ad oggi pare solo essere rinviato all’autunno. Il governo Renzi vuole metterci le mani, tagliando ai comuni e regioni gran parte dei loro strumenti operativi, per ricentralizzare tutto a Roma. Archiviato il federalismo, si vogliono trasformare gli enti locali in meri attuatori delle politiche nazionali, che consistono spesso in nuove tasse e in tagli ai servizi che colpiscono la popolazione meno ricca.
La campagna contro quello che impropriamente viene definito “socialismo comunale”, mescola come sempre argomenti sensati con vere e proprie falsificazioni. Nello stesso calderone finiscono aziende locali sane e ben gestite, con quelle in dissesto, così come si confondono servizi strutturalmente in deficit (trasporto locale ad es.) con servizi che danno quasi sempre un utile (gas ad es.). Ma l’argomento principe dell’attacco è quello della casta: le aziende locali sono il luogo di gestione di favori e riciclaggio di carriere, che non tengono in nessun conto criteri come le capacità, l’efficacia e la trasparenza.
Ovviamente basta un caso reale per trasformare tutta la partita delle nomine in un’orgia di malaffare.
Si potrebbe dire che la “casta percepita” è ben superiore al dato reale.
Ma in questa materia io penso che valga la massima per cui la moglie di Cesare non solo deve essere innocente ma deve essere al di sopra di ogni sospetto. E dunque utile definire un metodo che amplifichi la trasparenza e la pubblicità del processo decisionale che porta il Sindaco di una grande città a fare queste nomine.

lunedì 22 giugno 2015

Approssimazione ed opacità nel caso Rabitti

Michele Bonforte

IL PD sembra avere un rapporto controverso con la legge Severino. Certo il caso di Vincenzo De Luca in Campania è certamente molto più grave. Ma nel suo piccolo anche la vicenda che ci riguarda da vicino, quella della consigliera del PD Annalisa Rabitti, ci racconta di una certa approssimazione nel tener conto di una legislazione che tutti hanno approvato, salvo criticarla quando si applica a propri esponenti.
Non sono in grado di dire se la nomina di Annalisa Rabitti alla guida di FCR rientri o meno nei parametri della legge Severino, ma indubbiamente siamo sulla linea di confine fra il lecito e l’illecito.
Di più mi preme discutere del senso di questa proposta da parte del sindaco Vecchi, così come di recenti e future nomine nelle partecipate. Credo che sia giunto il momento di rendere esplicite le ragioni che portano a queste scelte, motivandole anche dal punto di vista delle capacità professionali dei nominati in rapporto all’incarico proposto.
Non che debbano sempre e solo essere dei tecnici a ricoprire incarichi di questo tipo, ma la 'spartizione' alla quale stiamo assistendo rientra solo ed esclusivamente in un ottica di 'occupazione di spazi di potere'. Competenze e rispetto della normativa precipitano in secondo piano se tutto si giustifica con "la fiducia nella persona" con la quale il PD si fa scudo.

Possibile. Salpa la creatura di Civati


Michele Bonforte

Costruiamo un agenda comune, facciamo un pacchetto di referendum a Settembre, e costruiamo nel merito di una battaglia politica contro il renzismo lo spazio comune della sinistra.

Questa nell’essenziale mi sembra la proposta politica di Civati, che con il lancio di Possibile, prova a dare una casa al malcontento che c’è nel PD, e a condurlo sui binari di un processo unitario a sinistra.
Nell’essenziale è una proposta che condivido.
Un soggetto unitario della sinistra non può nascere come semplice somma delle esperienze attuali. Un nuovo soggetto della sinistra deve richiamare passioni, emozioni ed idee. E metterle al lavoro su un terreno comune, come potrebbe essere il pacchetto di referendum proposti. I temi non mancano: job act, scuola, legge elettorale, droghe leggere, legge fornero, ecc.
Da Reggio Emilia possiamo dare un forte contributo a questa iniziativa, puntando ad un obiettivo di 4000 firme in tutta la provincia. Possiamo mettere in campo una rete di consiglieri comunali che rendano agevole la raccolta delle firme in ogni paese della provincia, e la presenza di una sinistra che è diffusa e che si è anche rinnovata.
Noi di SEL ci siamo. Utilizziamo i mesi di Luglio ed Agosto per costruire la tessitura organizzativa affinchè a Settembre si sia in campo con una proposta convincente e diffusa sul territorio della nostra provincia.


sabato 20 giugno 2015

La decisione del PD di affossare il piano Tutino sull'acqua pubblica mina le basi della coalizione di centrosinistra

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

Se cambiare idea non è per forza un demerito, non è di sicuro un merito. Quando ciò accade occorre fornire valide e comprensibili ragioni. E se tale cambiamento coinvolge un accordo con dei partner, occorre che questi vengano coinvolti e se possibili convinti, pena il venir meno del rapporto di fiducia. Il PD sulla questione dell'acqua pubblica ha bellamente sorvolato tutti questi passaggi. Come un elefante in una cristalleria si è mosso tardi, senza spiegare nulla, avocando a se il diritto di decidere.
IL PD ha evidentemente cambiato idea sull'acqua pubblica.
Il vento di destra che spira nelle stanze romane del partito della nazione renziano è arrivato anche in via Ghandi, insieme alla forte azione di lobbying di Iren, che ha mobilitato ogni risorsa per mantenere il remunerativo business dell'acqua.
Il PD ha cambiato idea, ma non lo vuol dire esplicitamente, visto che tutti i sindaci sono stati eletti con più o meno diretti riferimenti alla ripubblicizzazione dell'acqua, e considerato l'esito plebiscitario del referendum sull'acqua nella nostra provincia.
Così si inventa un ostacolo tecnico.
Curioso percorso, visto che per definire la possibilità tecnica di ripubblicizzare l'acqua i sindaci della provincia di Reggio Emilia hanno deciso di rivolgersi ad una società specializzata che ha sviscerato in tre anni tutti questi aspetti, fra cui quello sollevato in ultimo dal PD. Verificando che non appaiono esservi ostacoli alla costituzione di una società pubblica dell'acqua con lo scorporo di questo ramo da Iren. A saperlo prima che nel direttivo del PD albergava tanta competenza tecnica, avremmo potuto risparmiare tempo e denaro affidandogli lo studio di fattibilità, che oggi viene bellamente ignorato.

lunedì 1 giugno 2015

Arranca il Partito della Nazione, a sinistra c’è una potenzialità

Michele Bonforte

Renzi subisce la sua prima sconfitta. Il dato generale è un’ulteriore uscita di voti (-10% sulle europee) verso sinistra e M5S e verso l’astensione, confermando la tendenza all’allontanamento dalla partecipazione elettorale di parti importanti dello zoccolo duro del centrosinistra.
In Liguria il tentativo di emarginare la sinistra cercando di neutralizzarla con uno sfondamento a destra ed un’erosione del M5S, è naufragato clamorosamente. La sinistra di Pastorino c’è, ed allude ad uno spazio capace di cambiare gli equilibri nazionali. Il M5S si conferma in ottima salute.
I segnali di preoccupazione per Renzi arrivano paradossalemente anche dalle regioni dove il PD vince. La vittoria in Campania è uno sfregio all’immagine del rottamatore, che ora è invece un riciclatore di chi è maestro nel voto di scambio. Il prevedibile tormentone sulla non eleggibilità di De Luca ci accompagnerà per i prossimi mesi, producendo danni a Renzi che verrà associato al peggior stile democristiano di gestione del consenso.
Parimenti la vittoria di Emiliano in Puglia avviene su una agenda politica antirenziana (sulla scuola, sulle questioni energetiche,ecc), con la clamorosa proposta di aprire al M5S per il governo della regione e dell’italia.

Ma se Sparta piange, Atene non ride. Il centro destra non è scomparso, e persino Berlusconi sembra risorto. Ma il prezzo è quello di dare alla Lega Nord lo scettro della leadership. Il centro destra vince quando è unito, ma il peso della Lega Nord ormai preponderante, sposta il baricentro della coalizione a destra, su posizioni che difficilmente potranno essere accettate da Alfano, che verrebbe ributtato nelle braccia di Renzi a fare da combustibile elettorale per il motore ingolfato del partito della nazione.
A sinistra del PD la Liguria è un laboratorio. Il risultato buono di Pastorino del 9,4% si riduce quando si parla delle liste collegate (6,4%). A sinistra c’è una potenzialità. Lo si vede anche in Toscana (6,3%), nelle Marche (4%), in Puglia (6,4%), meno in Campania (2,2%). Ma per essere credibile agli occhi dell’elettorato deve darsi un profilo riconoscibile. Un simbolo, una piattaforma, una leadership. E’ quello a cui saremo chiamati a lavorare nelle prossime settimane. Se prevarrà la frantumazione personalistica o il progetto unitario dipende anche da noi.