lunedì 30 giugno 2014

Azione nonviolenta, la Festa, la Resistenza, la Difesa civile

di Pasquale Pugliese

In un’intervista concessaci dieci anni fa da Pietro Pinna - primo obiettore di coscienza “politico” del nostro Paese e, successivamente, collaboratore di Aldo Capitini nel Movimento Nonviolento - per Azione nonviolenta, rivista fondata dallo stesso filosofo perugino, sulla quale ancora oggi Pinna figura come “Direttore responsabile”, ci raccontava le motivazioni che portarono alla nascita della prima rivista di cultura nonviolenta del nostro Paese, nata come diretta emanazione del Movimento Nonviolento. “Avvenne verso la fine del ’63″, narrava Pietro, “al termine di un Seminario di dieci giorni che tenemmo sulle tecniche della nonviolenza, rimanemmo ancora riuniti alcune ore tra una dozzina di amici per discutere del possibile avvio di un’attività organizzata del Movimento. Due elementari esigenze ponemmo alla base dell’eventuale programma: il chiarimento e la diffusione dell’idea nonviolenta – allora misconosciuta per non dire avversata – e un corrispondente impegno ad una sua pur minima esplicazione pratica. 

lunedì 23 giugno 2014

TRAGEDIA DI VIA ROSSELLI - IL VICESINDACO SASSI: “PROFONDAMENTE SCOSSI DALL'ACCADUTO. L'ESECUZIONE DEGLI SFRATTI E' UNA QUESTIONE SOCIALE CHE VA OLTRE LA MERA APPLICAZIONE NORMATIVA”

Matteo Sassi
Vicesindaco di Reggio Emilia
 Assessore al Welfare

La tragedia accaduta stamattina in via Fratelli Rosselli scuote profondamente l’Amministrazione comunale e tutti coloro che hanno a cuore la vita umana. Non è sufficiente esprimere alla famiglia del signor Erio Boldrini il cordoglio di noi tutti.
Allo stesso modo non conta, in questo momento, elencare le risorse che negli ultimi anni sono state investite a sostegno delle famiglie in condizione di emergenza abitativa. E’ il tempo in cui bisogna dire a chiare lettere che il diritto di proprietà non può valere più della vita di una persona. Ciascuno deve interrogarsi sulla solitudine di tante persone nell’affrontare fasi difficili della propria vita.
L’attenzione delle istituzioni deve dunque essere rivolta alla condizione di sofferenza sociale di parte rilevante della nostra comunità. Gli effetti della crisi economica, a cominciare dalla disoccupazione di lungo corso che colpisce tante persone, hanno mutato la fisionomia del Paese e anche della nostra città. Ci sono problemi nuovi, che hanno il volto antico della povertà, che devono essere affrontati non solo sul piano politico ed economico ma anche culturale.
Bisogna combattere ogni barriera discriminatoria che soffoca la condizione di povertà e
fragilità sociale nella vergogna.
L’Amministrazione comunale sarà impegnata, fin dai prossimi giorni, a potenziare le politiche di sostegno alle famiglie in condizione di emergenza abitativa a cominciare dall’individuazione di nuove risorse. Più nello specifico ho avuto modo di contattare il presidente del Tribunale di Reggio Emilia, dottor Francesco Caruso, e di concordare con lui la necessità d’istituire immediatamente un tavolo di confronto interistituzionale che monitori l’esecuzione degli sfratti per morosità e individui ogni azione possibile per governare una questione sociale, che non può essere lasciata alla mera applicazione di norme a tutela della proprietà.

domenica 22 giugno 2014

Lettera aperta a Migliore, Di Salvo, Fava e quanti sono con loro o intendano seguirli


Fabio Mussi

Cari Gennaro, Titti, Claudio, e cari compagni che avete lasciato Sel o che meditate di farlo, non vi dico delle telefonate, della delusione, dello sgomento. Lo sapete certamente. In queste ore difficili non smette di girarmi per la testa la nota frase di Talleyrand: “E’ più che un crimine, è un errore”. Crimine no, siamo in tempi di scelte politiche libere, non esistono fedeltà e tradimenti, e il senso di comunità e appartenenza ognuno liberamente lo gradua. Ma un errore sì, un errore grave, anche dal punto di vista degli argomenti vostri. Non posso davvero credere che la ragione scatenante di una così pesante decisione sia questa o quella frase pronunciata da Vendola o da chicchessia. Farei torto alla vostra intelligenza e alla vostra esperienza. La questione che è sul tavolo, come voi stessi affermate, ha nome e cognome: si chiama Pd e governo.
Non trovo legittimo rappresentare Sel come un covo di estremisti; trovo legittimo proporre che Sel sostenga il governo Renzi, e magari confluisca nel Pd.
Non lo condivido, ma capisco si possa pensare che ciò cambierebbe qualcosa negli assetti politici italiani. Credo che cambierebbe poco o niente, se restasse l’asse tra Pd e Ncd di Alfano, e penso anche che il “renzismo” non sia destinato a contenere l’Alfa e l’Omega di tutte le italiane sinistre transatlantiche. Mi sarebbe piaciuto discuterne apertamente, magari sul testo di una qualche mozione presentata al nostro recente Congresso. L’avrei contrastata, comunque l’avrei ritenuta e la ritengo una posizione legittima.
Ma voi, cari compagni, avete fatto tutt’altro: trasformando una normale valutazione del gruppo su un provvedimento (il decreto degli 80 euro) in un’Autodafè, avete innescato un esodo di parlamentari verso la maggioranza. E alla Camera, dove i numeri –anche grazie al premio di maggioranza che esattamente i voti di Sel fecero scattare- sono per il governo abbondantissimi.
A parte la tristezza per il Ritorno del Sempre Uguale, nella politica e nella sinistra italiana, il fatto è politicamente ininfluente. Che senso ha? Il risultato più probabile è che contino zero quelli che vanno. E quelli che restano.
Di più: ho l’impressione che il Pd sia da questa mossa più imbarazzato che entusiasta, e non solo nella sua ala sinistra.

Un errore politico. Una mossa priva di senso politico.

sabato 21 giugno 2014

Partito della nazione? No, grazie

Stefano Morselli

Vedremo presto quali saranno le scelte politiche concrete dei parlamentari che sono usciti da Sel, a loro dire nientemeno che per fedeltà allo spirito fondativo... di Sel. Nel frattempo, è comunque evidente l'effetto calamita che il Pd in salsa renziana sta esercitando in varie e anche opposte direzioni, ad esempio verso l'area centrista, in particolare ex montiana.
Ne viene premiato, in questa fase, il concetto di "partito contenitore" delle più svariante tendenze, cioè sostanzialmente il medesimo concetto che fu alle origini del Pd veltroniano. Nel quale, infatti, trovarono posto per un certo periodo l'operaio della Thyssen Krupp (Boccuzzi) e il falco confindustrale (Calearo), l'anticlericale impenitente (Odifreddi) e l'integralista cattolica (Paola Binetti). La differenza, non da poco, è che il Pd di Veltroni allora perse, mentre il Pd di Renzi in questo momento vince. Però, va riconosciuta a Veltroni la primogenitura che gli spetta. Con buona pace di chi, in dissenso da quel concetto, spiegò a suo tempo che bisognava costruire qualcosa di diverso, ed ora spiega invece - cambiare idea è lecito, ma bisognerebbe almeno ammetterlo - che lo stesso concetto è sostanzialmente giusto, tanto che bisogna abbandonare l'idea di costruire qualcosa di diverso.

Adesso c'è, però, qualcosa di più. Non basta il concetto che il Pd debba essere un grande contenitore di tutto e del contrario di tutto, adesso c'è la teoria che ne costituisce l'ulteriore ed estremo sviluppo: il "partito della nazione". Forse, si tratta semplicemente di uno slogan propagandistico, nemmeno troppo originale, perché arriva sulla scia di altre formule già usate ed abusate altrove, dal "popolo delle libertà" ai "portavoce dei cittadini". Formule nelle quali le parole "popolo", "cittadini", "nazione" vengono svuotate del loro significato e brandite per suggerire l'idea che gli avversari politici siano cosa diversa. E magari ostile al popolo, ai cittadini, alla nazione.

Ma forse, questa nuova formula del "partito della nazione" non è solo uno slogan propagandistico. Forse, cavalcando l'onda del leaderismo e del plebiscitarismo, qualcuno davvero pensa che sia una filosofia brillante, da teorizzare e da praticare. Per quanto mi riguarda, la trovo assolutamente inaccettabile, perché contiene una visione totalizzante e totalitaria della politica. Se esiste un "partito della nazione" - all'interno del quale si può e si deve svolgere l'intera dialettica tra posizioni di sinistra, di centro, di destra, di sopra e di sotto - a che servono altri partiti ? E se esiste un "partito della nazione", il suo leader sarà il "leader della nazione"? Di più: se esiste un "partito della nazione", con il suo bravo "leader della nazione", come si fa a non condividerne la vocazione e la missione senza esporsi all'accusa di essere "fuori dalla nazione", o addirittura "contro la nazione" (un tempo si diceva "antinazionale")?.

Comunque sia, no grazie. E visto che tutti gli altri posti sono occupati, ci siederemo dalla parte del torto (cfr. Bertolt Brecht).

giovedì 19 giugno 2014

Sel, ogni scelta è legittima. Ma così non è giusto e non è rispettoso

 Stefano Morselli
Se io fossi un parlamentare, probabilmente avrei ritenuto prevalenti gli aspetti positivi degli ormai famosi 80 euro in più nelle buste paga rispetto agli aspetti ancora dubbi (in particolare, le coperture). Di conseguenza, non avrei votato contro il relativo provvedimento del governo: forse mi sarei astenuto, forse avrei votato a favore.

Ma non penso che sia questo il vero motivo della spaccatura nel gruppo parlamentare di Sel. E meno ancora della decisione di alcuni parlamentari di abbandonare Sel. Evidentemente, esistono importanti divergenze strategiche. Personalmente, considero legittime anche le divergenze strategiche, figuriamoci le opinioni sugli 80 euro. Però, c'è un però.Ma come fanno Gennaro Migliore, Claudio Fava, Titti Di Salvo - che considero stimabili, personalmente e politicamente, qualcuno l'ho anche conosciuto e intervistato - a lasciare il loro partito senza nemmeno un confronto con la base di quello stesso partito, con gli elettori che li hanno sostenuti?

Dirigenti e parlamentari come loro non sono semplici passanti. Hanno tutto il diritto di fare scelte individuali, ma hanno (avrebbero) anche il dovere di spiegarle e discuterne con una qualche ampiezza. Fuori dalla ristretta cerchia degli "addetti ai lavori". Magari in un congresso straordinario, che possa riflettere e confrontarsi sulle loro posizioni e su quelle diverse dalle loro. Dopo, ma solo dopo, ciascuno potrebbe liberamente e legittimamente valutare se esistono ancora, oppure non esistono più, le condizioni minime per la condivisione di uno stesso partito.

Ma così, no. Non è rispettoso, a prescindere dal merito delle divergenze, nei confronti delle persone che si sono impegnate e si impegnano a sostegno di una forza politica e della sua presenza in Parlamento. Quindi, anche a sostegno di chi, adesso, di punto in bianco sbatte la porta e se ne va, senza nemmeno far capire bene perché: non ai membri della direzione, o ai giornalisti, alla gente comune che rappresentava. Non è giusto, ecco. Altrimenti, che differenza c'è dalle vecchie pratiche della vecchia politica?.

Sulla turbolenta situazione in Sinistra Ecologia Libertà

Michele Bonforte

Si può dire che la situazione in SEL è quantomeno turbolenta. Si confrontano diverse e legittime posizioni politiche. Ma il punto focale delle diverse valutazioni è stato alla fine il decreto fiscale (quello sugli 80 euro). La maggioranza risicata del gruppo parlamentare ha valutato utile votare a favore del decreto, malgrado l'indicazione del presidente Vendola di un voto di astensione, che meglio avrebbe sintetizzato la valutazione positiva sugli 80 euro, e quella negativa su come vengono coperti e su come vengono distribuiti.
Appena pochi giorni fa il nostro deputato dell'emilia romagna Giuseppe Paglia, interveniva a nome del gruppo sul decreto in parlamento. Ritengo utile ascoltare il filmato del suo intervento perché chiarisce nel dettaglio le pesanti perplessità che SEL aveva espresso nel merito del decreto.
La posizione di SEL nella discussione sul decreto Irpef (cd "80 euro")
Da parte della risicata maggioranza del gruppo parlamentare si è voluto dare un segnale politico di vicinanza al governo Renzi, non una valutazione di merito.
Ma le valutazioni politiche, come se sostenere o meno un governo, attengono al partito e non al gruppo. Non si tratta difatti di questioni di coscienza o di tutela democratica, ma di valutazione politica sull'operato del governo. E abbiamo appena fatto un congresso dove altro si era deciso. Ai dubbi ed alle legittime, anche se non condivisibili, ipotesi di ingresso nel PD avanzate da Migliore il partito aveva voluto dare una risposta positiva prevedendo una conferenza programmatica subito dopo l'estate. Un modo cioè per affrontare in una discussione democratica, dove uno vale uno, le diverse ipotesi. Con la decisione del gruppo alla Camera si è di fatto voluto porre in premessa quello che invece andava discusso.

mercoledì 18 giugno 2014

di Pasquale Pugliese
Sono passati 50 anni da quando Aldo Capitini, Pietro Pinna e pochi altri amici pensarono che all’attività del Movimento Nonviolento - nato qualche anno prima come esito politico principale della prima marcia Perugia-Assisi e già molto attivo – era necessario aggiungere uno strumento di comunicazione, approfondimento e divulgazione.
“Con Azione nonviolenta – scriveva Capitini nel primo editoriale (gennaio 1964) – poniamo un centro di questo lavoro. Esso sarà informativo. Fornendo notizie su tutto ciò che avviene nel mondo con attinenza al metodo nonviolento; sarà teorico, perché esaminera le ragioni e tutti i problemi, anche i più tormentosi, di questo metodo; sarà pratico-informativo, perché illustrerà via via le tecniche di questo metodo, in modo che diventi palese quanto esse sono ricche e complesse e possono ancora accrescersi infinitamente, perché la nonviolenza è infinita e creativa nel suo sviluppo.”

martedì 17 giugno 2014

Il trasloco nel Pd dell'on. Michele Ragosta

Stefano Morselli

Leggo che l'on. Michele Ragosta, deputato salernitano di Sel, ha deciso di passare al Pd "dopo lunga riflessione maturata nei giorni successivi alle elezioni europee". Naturalmente, è una casualità che la maturazione abbia coinciso con il successo di Renzi: di sicuro, data la forza delle motivazioni, si sarebbe verificata anche nel caso di un insuccesso. D'altra parte, l'on. Ragosta è incline alle riflessioni, essendo già traslocato in passato - ci informa il Corriere del Mezzogiorno - dal Pci al Psi, poi ai Verdi, poi a Sel.

Inoltre, il Corriere del Mezzogiorno precisa che il passaggio al Pd è avvenuto "su posizioni vicine a Vincenzo De Luca", un vero volto nuovo della politica, già segretario provinciale del Pci, dal 1993 ai giorni nostri quattro volte sindaco Pds, Ds, Pd, durante il governo Letta anche e contemporaneamente sottosegretario al ministero delle infrastrutture e dei trasporti (poi decaduto per incompatibilità delle cariche). De Luca è anche noto per aver capeggiato la migrazione del Pd salernitano, nel giro di un paio di primarie, dal plebiscito per Bersani al plebiscito per Renzi, con identiche e opposte percentuali che un tempo si sarebbero definite bulgare (l'ultima, se non ricordo male, annullata per sospetti di irregolarità). Un innovatore, diciamo.

Tornando all'on. Ragosta, la spiegazione che ci dà della sua (ultima) decisione è alquanto ardita: secondo lui, il percorso intrapreso con la candidatura per Sel nella coalizione elettorale di centro-sinistra "Italia Bene Comune" porterebbe dritto dritto nel Pd che governa con il centro-destra. Ma c'è di più: la confluenza nel Pd di Renzi sarebbe, addirittura, in perfetta sintonia con lo stesso congresso fondativo di Sel. Che evidentemente - nell'interpretazione dell'onorevole - fu un congresso precursore dell'era renziana, ancorchè all'insaputa dei partecipanti.

E io continuo a chiedermi una cosa. Ma perchè, se uno cambia radicalmente idea, non ammette semplicemente che prima si era sbagliato, poi si è accorto di essersi sbagliato e ora la pensa in modo assai diverso? Non ci sarebbe niente di male. Non è molto peggio raccontare che i bambini nascono sotto i cavoli e pretendere di essere creduto? 

sabato 14 giugno 2014

Il Servizio Civile Universale e la danza del gambero

 di Pasquale Pugliese
Scaduto il termine della consultazione pubblica promossa dal governo sulle Linee guida per la riforma del Terzo Settore, l’evocazione del Servizio Civile Nazionale Universale ha fatto partire una sorta di danza del gambero nella quale ad importanti passi in avanti si mescolano altrettanti passi indietro. Vediamo.
Nelle linee guida emanate dal governo Renzi è scritto di voler assicurare una “leva giovani per la difesa della Patria accanto al servizio militare: il Servizio Civile Nazionale Universale”? Ecco che il sottosegretario Luigi Bobba, con delega al Servizio civile dello stesso Governo, si pone la domanda se davvero “vogliamo che sia ancora legato al principio della difesa non armata della Patria”. In effetti, il dubbio del sottosegretario è legittimo, visto che nel programma governativo di Garanzia Giovani - lanciato simbolicamente il 1° maggio dallo stesso Governo – per dare un’opportunità a chi non lavora né studia, nella presentazione delle finalità del Servizio civile, la “difesa della Patria” (prima finalità della legge istitutiva) non è neanche citata. Ancora.

mercoledì 11 giugno 2014

Bagnolo, le forzature unilaterali indeboliscono la coalizione di centro-sinistra

Martedì il sindaco di Bagnolo in Piano, Paola Casali, ha nominato il proprio vice. Premesso che, da parte nostra, non c’è alcuna questione personale verso il nuovo vicesindaco, manifestiamo un netto dissenso politico rispetto a una scelta esplicitamente e unilateralmente pretesa dal Pd, evidentemente non pago di esprimere già il sindaco e il capogruppo consiliare di maggioranza.
Purtroppo, è solo l’ultimo segnale in ordine di tempo della concezione egemonica che l’attuale gruppo dirigente del Pd  bagnolese - in verità non senza divisioni all’interno di quello stesso partito –  tenta di imporre alla coalizione di centro-sinistra, che comprende Sel - Sinistra per Bagnolo e Psi. In particolare, la vicenda del vicesindaco si traduce in un veto politico - malamente avvolto da motivazioni fumose e contraddittorie, ma in realtà perseguito da tempo - nei confronti di Sel - Sinistra per Bagnolo, che della coalizione è parte cofondatrice già dal 2009, è presente in Giunta, si è fortemente impegnata nella precedente consigliatura e nella recente campagna elettorale, ha ottenuto di nuovo un ottimo risultato di preferenze per i propri candidati consiglieri.     
Questo atteggiamento provoca serie tensioni e mette a rischio il clima di collaborazione necessario per rispondere positivamente al mandato di governo comunale appena confermato dai cittadini con il loro voto. Dispiace dover ricordare al Pd che “coalizione” non significa prevaricazione di una componente, sia pure quella principale per forza numerica, sulle altre. Significa, al contrario,  riconoscimento della pari dignità, correttezza nei rapporti e nelle informazioni, condivisione dei progetti politici e delle decisioni, valorizzazione delle esperienze e delle competenze.
Sel – Sinistra per Bagnolo ha sempre considerato e considera tuttora prioritario il senso di responsabilità verso la comunità bagnolese. Al tempo stesso, non intende subire manovre di potere tipiche di una vecchissima politica. Valuterà, quindi, con la massima attenzione - in piena autonomia, alla luce del sole, nel rispetto del ruolo politico che ha sempre e pubblicamente rivendicato – se esistono le condizioni di un percorso che ripristini le condizioni indispensabili per l’esistenza stessa di una coalizione.   

Sinistra per Bagnolo


martedì 10 giugno 2014

sulla Sicurezza a Reggio

di Laura Vezzosi

Riporto qui il mio intervento sulla sicurezza, in occasione della chiusura della campagna elettorale. 
Mi è sembrato che la sinistra abbia parlato poco di sicurezza. Un tema molto gettonato dalle destre in questa campagna elettorale.
Mi viene quindi una domanda: nel passato la sinistra ha fatto abbastanza? in futuro cosa propone?

La perdita di molti voti del centrosinistra credo sia dovuta più al malessere, all'isolamento, al senso di ingiustizia e di insicurezza piuttosto che ad altre ragioni, come il populismo.
Il populismo infatti fa proseliti laddove sono fragili o superficiali le reti di relazione solidale.
In tema di sicurezza credo sia importante distinguere quattro livelli di gravità, che richiedono risposte molto diverse.

1) La devianza:
è il livello più lieve, credo si possa affrontare con molta prevenzione:

domenica 8 giugno 2014

L'Italia del malaffare e la sinistra che continua a farsi del male

Stefano Morselli

Dunque. Per l'ennesima volta si riscopre l'acqua calda: da molti anni, in Italia, buona parte della politica, dell'economia, della burocrazia, dei lavori pubblici, è in mani malavitose. Corruzione, evasione fiscale, lobbies affaristiche, mafie di vario genere e grado si mangiano enormi quantità di denaro pubblico, cioè denaro dei cittadini-contribuenti. Il tutto sotto gli occhi compiacenti e quasi sempre con la complicità attiva dii quella che grottescamente si chiamava "Forza Italia" e si dipingeva come "centrodestra", essendo invece un comitato di interessi e affari, privati e spesso sporchi, contro gli italiani onesti. Infatti, i principali esponenti di quel comitato di affari sporchi - dal Banana a moltissimi vicebanana, sottobanana e caporalbanana - risultano indagati, arrestati, condannati, detenuti in carcere o ai domiciliari, affidati ai servizi sociali, latitanti all'estero, praticamente per l'intera gamma di reati previsti dal codice penale. 

Sarebbe però ridicolo non vedere e non dire che altri (non pochi) coprotagonisti e/o cobeneficiari di questa Italia delle banane appartenevano e appartengono anche al mondo della fu sinistra (Pd, ma anche prima del Pd) e delle cooperative. Continuo a pensare che si tratti di una minoranza, ma i casi sono troppi per essere considerati, appunto, semplici casi. Renzi e renziani - compresi quelli che prima erano stati dalemiani, veltroniani, bersaniani, a seconda del vento - si precipitano ora a incolpare non meglio precisate "vecchia guardia" e "vecchia politica", Addirittura, dicono che bisogna cambiare lo statuto e il codice etico del Pd, che pure suo tempo, all'atto della'approvazione, ci furono raccontati come testi epocali di democrazia e di trasparenza. Meglio tardi che mai, si potrebbe commentare, però ci sarebbe anche un altro problemino, tuttora in attesa di spiegazioni convincenti. Dalla bicamerale di D'Alema, alle "grandi riforme condivise" di Veltroni, al governo "delle larghe intese" di Letta, al patto sulle "riforme elettorale e costituzionale" di Renzi, non è mai venuta meno la ricerca un qualche accordo con il Banana e il suo clan, contro ogni evidenza politica, giudiziaria e perfino logica. Nell'interesse dell'Italia, si ama tromboneggiare. Ma dai. 

Intanto, dopo aver faticosamente raggiunto con la Lista Tsipras il quorum alle elezioni europee, la sinistra fuori dal Pd è ora impegnata in un animato e importante dibattito. Sulle grandi questioni dell'Italia e dell'Europa? Su un qualche problema che possa interessare un po' di cittadini? Macchè: sulla collocazione dei 3 (tre) eletti i nel Parlamento Europeo; e sugli alterni umori e ripensamenti della signora Barbara Spinelli, dai quali dipende la promozione o l'esclusione di 1 (uno) o di un altro (sempre uno, comunque) tra i candidati primi non eletti. Se e quando verranno sciolti questi nodi, fondamentali per il nostro futuro, chissà che non si metta all'ordine del giorno un bel confronto sul sesso degli angeli: la partecipazione popolare sarebbe altrettanto garantita. Continuiamo così, facciamoci del male (Nanni Moretti, nel film "Bianca").

venerdì 6 giugno 2014

Una questione di simboli. Civili e no.

 di Pasquale Pugliese
I simboli sono importanti nella vita delle persone e delle collettività, forniscono rappresentazione di sé comunicando la priorità dei valori. Per questo ogni cambio di ordine sociale, ogni rivoluzione politica comincia abbattendo i simboli del passato regime ed issando le nuove bandiere sui palazzi del potere.
Mentre il 3 giugno l’ISTAT rende noti i dati della disoccupazione che in Italia raggiunge il record storico di 3 milioni e mezzo di persone (ossia il più alto dal 1977, da quando vengono registrate le variazioni trimestrali), raggiungendo il nuovo picco del 46% tra i giovani, il giorno prima – il 2 giugno – la Festa della “Repubblica democratica fondata sul lavoro” anche quest’anno è stata celebrata con la “rassegna militare”. Ossia con quel simbolo bellico che evoca ed esalta la guerra ripudiata dalla Costituzione. L’ordine simbolico dei festeggiamenti contraddice così l’ordine dei valori costituzionali, indicando una priorità differente e contraddittoria.

mercoledì 4 giugno 2014

Nè approdo nel Pd, nè deriva estremista: Sel deve mantenere la propria rotta

 Stefano Morselli

Oggi leggo su Repubblica un titolo secondo il quale "Sel si spacca". Sarà la sesta o la settima volta che lo leggo, in particolare negli ultimi mesi, ma per la verità già dai tempi delle primarie del centro-sinistra e della coalizione "Italia Bene Comune". Mi auguro che anche questa volta l'annuncio, per quanto stentoreo e categorico, risulti una eventualità - o forse un (mal)augurio? - che non si realizza. Tra l'altro, dovrebbe augurarselo anche Repubblica, anche perchè - se davvero la "spaccatura" si verificasse - poi non potrebbe più continuare ad annunciarla all'infinito nei titoli futuri.
Però, già che ci siamo, dico la mia modesta opinione sulla discussione che, in effetti, vedo alquanto animata. Dunque. La lista Tsipras, notoriamente, non era e non è un partito, neanche un progetto politico definito per il futuro della sinistra italiana. Era un tentativo di evitare sprechi di voti e di energie tra chi, a sinistra, non aveva intenzione di sostenere il Pd nelle elezioni europee. Nella migliore delle ipotesi, questo tentativo poteva (potrebbe) essere un punto di ri-partenza per ri-discutere se e come possa esistere una sinistra italiana, fuori dal Pd (che è altra cosa), ma anche fuori da stracotte logiche estremiste e settarie. Per quanto interessa a me, una sinistra di governo: che - come ha utilmente precisato qualcuno - non significa al governo sempre, comunque, con chiunque.

La scuola di Delrio

Giu­seppe Caliceti
Caro Graziano Delrio,
ho notato che al premier Renzi piace farsi fotografare con i bambini e i ragazzi nelle scuole e mi fa piacere, ma non ho ancora capito bene le vostre idee sulla scuola pubblica. A parte le auliche invocazioni sull'investimento nella scuola – solo a parole, al momento, mi pare - ancora si vede poco o nulla di concreto.
Riassumiamo un po'. A febbraio Renzi dice: “Priorità all'educazione dell'infanzia”. A maggio Renzi, in piazza a Reggio, promuove l'esperienza di Reggio Children. Ora il governo Renzi, col suo ministro alla scuola, propone l'anticipo scolastico a 5 anni: accorciando la scuola dell'infanzia e accelerando i processi di crescita dei bambini.
Uno dei protagonisti di Reggio Children, Sergio Spaggiari, giustamente si chiede: è questa la riforma scolastica di Renzi? E aggiunge: cosa ne pensa il sottosegretario Delrio? Sono le mie stesse domande. E le stesse di tanti educatori e genitori. Che poniamo non a Renzi, né alla ministra all'istruzione, ma all'amico ed ex sindaco di Reggio Graziano Delrio. Proprio perché fino a pochi mesi fa è stato sindaco di Reggio e conosce bene l'esperienza di Reggio Children.
Dunque, tutto inizia da una delle tante, troppe esternazioni senza vero contenuto del ministro all'istruzione Giannini. 
Ributta sul tappeto la vecchia idea di cui si discuteva più di 15 anni fa. Perché? Così i giovani italiani si diplomerebbero a 18 anni e non più a 19. Ministro era Luigi Berlinguer, che aveva come consulenti fior di tecnici e di pedagogisti, che poi decise per il no.
Perché rendere obbligatorio l’ultimo anno di scuola dell’infanzia significa aprire nuove scuole dell’infanzia statali - oggi intere aree del paese sono “coperte” dalla paritarie - e quindi reperire nuove risorse che oggi mancano.