Visualizzazione post con etichetta corpi civili di pace. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corpi civili di pace. Mostra tutti i post

mercoledì 6 gennaio 2016

Dal ripudio della guerra ai Corpi civili di pace nel Servizio civile

di Pasquale Pugliese

Dopo 25 anni di interventi militari italiani, la nonviolenza è ancora in cammino

Finalmente il penultimo giorno dell’anno scorso è stato pubblicato il bando per i progetti di Servizio civile per la sperimentazione dei Corpi civili di pace. Sono passati oltre due anni da quando, in una notte del dicembre 2013, Giulio Marcon – deputato indipendente di SEL e coordinatore dell’Intergruppo dei parlamentari per la pace – fece pprovare un emendamento alla legge di stabilità per la “sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto”. Il bando emanato presenta certo diverse criticità – evidenziate sia dalla CNESC  (Conferenza nazionale degli enti di servizio civile) che dal Tavolo interventi civili di pace – ma rappresenta un fatto di notevole rilievo nella storia del nostro Paese. Si tratta del primo vero tentativo di realizzazione integrale – seppur sperimentale e relativo al solo servizio civile – di un principio fondamentale della Costituzione italiana, il ripudio della guerra come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ed è un punto di arrivo – seppur parziale – di almeno due importanti percorsi nella storia della nonviolenza italiana: l’obiezione di coscienza al servizio militare che ha portato al servizio civile e gli interventi civili di pace che hanno portato i corpi civili di pace

domenica 12 luglio 2015

Da Srebrenica ad Atene, un’Europa di muri anziché di ponti


di Pasquale Pugliese
Ho iniziato a scrivere queste note in un caldo 11 luglio, nel ventennale del massacro di Srebrenica; nel pieno della crisi tra la Grecia e il resto d’Europa.
Srebrenica
All’inizio di luglio del 1995, dopo innumerevoli massacri che avevano colpito tutte le parti in conflitto nella guerra di smembramento della Repubblica socialista federale di Jugoslavia, avviene a Srebrenica – con l’inerzia complice del contingente delle Nazioni Unite e della Comunità internazionale – il più grande massacro di cittadini europei dalla fine della seconda guerra mondiale. Tra l’11 e il 12 luglio, le truppe serbe si rendono colpevoli di un genocidio di circa 10.000 bosniaci musulmani, maschi dai 12 ai 77 anni, separati dalle donne e passati per le armi. La più grande e scientifica operazione di “pulizia etnica” in Europa dopo quella nazista.

venerdì 6 giugno 2014

Una questione di simboli. Civili e no.

 di Pasquale Pugliese
I simboli sono importanti nella vita delle persone e delle collettività, forniscono rappresentazione di sé comunicando la priorità dei valori. Per questo ogni cambio di ordine sociale, ogni rivoluzione politica comincia abbattendo i simboli del passato regime ed issando le nuove bandiere sui palazzi del potere.
Mentre il 3 giugno l’ISTAT rende noti i dati della disoccupazione che in Italia raggiunge il record storico di 3 milioni e mezzo di persone (ossia il più alto dal 1977, da quando vengono registrate le variazioni trimestrali), raggiungendo il nuovo picco del 46% tra i giovani, il giorno prima – il 2 giugno – la Festa della “Repubblica democratica fondata sul lavoro” anche quest’anno è stata celebrata con la “rassegna militare”. Ossia con quel simbolo bellico che evoca ed esalta la guerra ripudiata dalla Costituzione. L’ordine simbolico dei festeggiamenti contraddice così l’ordine dei valori costituzionali, indicando una priorità differente e contraddittoria.

lunedì 10 febbraio 2014

Ribaltare l'austerità per disarmare l'Europa. La lezione di Atene

 di Pasquale Pugliese

Per capire fino in fondo la partita che si giocherà alle prossime elezioni europee, è necessario mettere fuoco un’apparente incongruenza. Nel novembre del 2012 durante l’Assemblea della NATO svoltasi a Praga, il Segretario generale Rasmussen spiegava che i quasi 10 miliardi di euro che il governo greco aveva speso nell’anno per i propri armamenti hanno mantenuto la Grecia nella posizione di secondo paese, in proporzione, per spesa militare tra i 27 della NATO, dopo gli Stati Uniti. Eppure la Grecia più di tutti gli altri paesi europei aveva già dovuto sottoporre a tagli durissimi ogni capitolo della sua spesa pubblica civile. La contraddizione si spiega con il fatto che mentre ha dovuto accettare le drammatiche condizioni poste dalla troika per ottenere i prestiti internazionali, volte a smantellare i servizi pubblici sociali, il governo greco contemporaneamente è stato costretto anche a continuare nell’acquisto di armamenti – sottomarini, fregate, carriarmati – commissionati alle aziende belliche di quegli stessi Stati che hanno imposto i tagli, USA, Germania e Francia, in primis.

lunedì 23 dicembre 2013

Il sogno di Langer in un emendamento alla legge di stabilità?

 di Pasquale Pugliese

Alex Langer e i corpi civili di pace
E’ stato probabilmente l’ultimo documento elaborato da Alex Langer, pochi giorni prima della sua dipartita, quello preparato nel giugno del 1995 Per la creazione di un corpo civile di pace europeo, pubblicato suAzione nonviolenta nell’ottobre dello stesso anno. Nel pieno della crisi Jugoslava, dopo il drammatico appello per l’intervento internazionale volto a per rompere l’assedio di Sarajevo (“L’Europa nasce o muore a Sarajevo”), Langer immagina una vera e propia forza disarmata, costituita “dall’Unione Europea sotto gli ascupici dell’ONU”, inizialmente composta da almeno un migliaio di persone, tra professionisti e volontari, ma tutti perfettamente formati ed equipaggiati per intervenire nei conflitti internazionali prima dell’esposione della violenza e capaci di rimanervi efficacemente anche durante la fase acuta. Il corpo di pace, scrive tra l’altro Langer “nel fare ciò ha solo la forza del dialogo nonviolento, della convinzione e della fiducia da costruire o restaurare. Agirà portando messaggi da una comunità all’altra. Faciliterà il dialogo all’interno della comunità al fine di far diminuire la densità della disputa. Proverà a rimuovere l’incomprensione, a promuovere i contatti nella locale società civile. Negozierà con le autorità locali e le personalità di spicco. Faciliterà il ritorno dei rifugiati, cercherà di evitare con il dialogo la distruzione delle case, il saccheggio e la persecuzione delle persone. Promuoverà l’educazione e la comunicazione tra le comunità. Combatterà contro i pregiudizi e l’odio. Incoraggerà il mutuo rispetto fra gli individui. Cercherà di restaurare la cultura dell’ascolto reciproco. E la cosa più importante: sfrutterà al massimo le capacità di coloro che nella comunità non sono implicati nel conflitto (gli anziani, le donne, i bambini)”