mercoledì 30 aprile 2014

Sulla prostituzione. Oggi se ne parla in Lombardia, domani a Reggio.

di Laura Vezzosi

Libero è chi ha la possibilità di scegliere 
tra almeno due opzioni ugualmente dignitose.”

Da tempo non trovo il luogo dove poterne parlare con calma, quindi scrivo.

Se la proposta della sinistra è di tassare il “lavoro” delle prostitute e di istituire le “case chiuse”, bene, io non sono d'accordo. Vivo con ex prostitute da ormai 8 anni.

Partirei dividendo in due la questione: 
- da una parte l'offerta, ovvero le donne ed i transessuali;  
- dall'altra la domanda, cioè almeno 10 milioni di uomini che cercano sesso a pagamento.

martedì 29 aprile 2014

SvoltaRe a destra o superare a sinistra?


di Cosimo Pederzoli
Coalizioni sì, ma con le dovute garanzie. Tra un mese la città andrà a votare per eleggere il nuovo sindaco e consiglio comunale, Sinistra Ecologia e Libertà Reggio si sta impegnando a sostenere il candidato Luca Vecchi: un percorso nato mesi fa, che ci ha visto impegnati nelle primarie del centro-sinistra poi nell’attuale realizzazione del programma di coalizione (sempre di centro-sinistra, vero?). 
Abbiamo poi saputo che una nuova lista civica appoggerà lo stesso candidato sindaco che Sel sostiene (dopo l’appoggio dei Leoni di San Prospero). La lista in questione è SvoltaRe, promossa da Vanda Giampaoli, già capogruppo Forza Italia in Sala Tricolore, per 10 anni, ed ex responsabile del Circolo del Buon Governo di Marcello Dell’Utri. Con lei altri esponenti o (ex)simpatizzanti del centro-destra reggiano, folgorati sulla via per Sala Tricolore da Matteo Renzi. Il motto della lista Svoltare è: Con Renzi in Italia, con Vecchi a Reggio.

Dall'Arena Disarmo il programma politico del movimento per la pace

 di Pasquale Pugliese
Quello andato in scena all’Arena di Verona il 25 aprile non è stato solo un evento straordinario,  ma anche un momento di svolta per il movimento per la pace italiano.
Un evento straordinario nella sua preparazione: hanno aderito all’Appello di convocazione  centinaia di sottoscrittori singoli; circa cento tra reti, organizzazioni ed enti che si occupano di solidarietà, volontariato, pace, ecologia ed economa di giustizia; dieci fondazioni culturali; quaranta riviste; otto centri studi per la pace e il disarmo E straordinario nella partecipazione: quattordicimila le persone contate dentro all’Arena, arrivate con ogni mezzo da tutto il Paese: non solo treni, pullman e automobili, ma anche in bicicletta ed a piedi, come i marciatori da Reggio Emilia, partiti una settimana prima. E moltissimi volontari civili che si sono fatti vedere e sentire in una giornata riconosciuta anche dall’Ufficio nazionale per il servizio civile. Tutti hanno reso indimenticabile la scenografia arcobaleno che ha colorato l’Arena, ma anche piazza Bra fin dal mattino.

sabato 26 aprile 2014

Renzi, renzini e ceto politico

di Stefano Morselli

Renzi e alcuni renzini, particolarmente l'agguerrito ministro Maria Elena Boschi, hanno maturato un inquietante sospetto: che il Banana sia uno che non mantiene i patti e - addirittura! - pensa ai propri personali interessi assai più che al mitico "bene del Paese". Considerando i precedenti del Banana, si tratta in effetti di una intuizione perspicace. Come sospettare che un alcolista faccia abuso di alcolici. O che un fiorista venda fiori. O che, quando piove, se non si porta l'ombrello ci si possa bagnare. Chi avrebbe mai potuto immaginarlo.

A questa clamorosa sorpresa, si aggiunge una ulteriore, amara constatazione: Banana a parte, ci sono altri "sabotatori delle riforme" che non condividono le opinioni renzine, perfino all'interno del suo stesso partito. E allora qualcuno, ad esempio il deputato renzino Roberto Giachetti, sottolinea la necessità di "far saltare il tavolo di questo ceto politico". Ottima intenzione, se non fosse che il Giachetti è un signore di 53 anni che da decenni fa parte del ceto politico: nel partito radicale a 18 anni, poi consigliere di circoscrizione con i Verdi, poi capo della segretaria e capo di gabinetto di Francesco Rutelli sindaco di Roma, poi fondatore e segretario romano della Margherita, poi eletto alla Camera nel 2001, poi rieletto con l'Ulivo nel 2006, poi ri-rieletto con il Pd nel 2008, poi ri-ri-rieletto con il Pd nel 2013, attualmente vicepresidente della Camera (cfr. Wikipedia).

Delle due, l'una: o il Giachetti, facendo saltare il tavolo di questo ceto politico, vuole far saltare anche se stesso; o ci propone il seguente significato dell'espressione "ceto politico": tutti i politici che non la pensano come il Giachetti.

giovedì 24 aprile 2014

La sinistra, la destra ed il lavoro.

Michele Bonforte

Il sapore elettorale degli 80 euro promessi da Renzi è evidente. Rimane il dubbio che vi sia una partita di giro, come al tempo del governo Letta fra IMU e TARES. Certo chi, come Berlusconi, si è specializzato in promesse mirabolanti e contratti televisivi, oggi dovrebbe tacere e meditare sul fatto che chi di promessa ferisce, di promesse perisce.
Renzi ha bisogno di un buon risultato elettorale come lavacro per la discutibile congiura di palazzo che lo ha portato al potere, e le promesse a questo servono. Ma subito dopo, diciamo a Settembre, sarà alle prese con il problema vero del paese: il lavoro, o meglio la sua mancanza, e le conseguenze del fiscal compact sulla nostra economia.
E non c’è tema come le politiche per l’occupazione, che riesca a rendere netto e percepibile il confine fra la destra e la sinistra.
L’anticipo del job act che abbiamo avuto, in merito ad apprendistato e flessibilità, è chiaramente figlio di una impostazione di destra sul tema. L’idea che ispira questo provvedimento è quella che da decenni ci ritroviamo fra i piedi senza costrutto. Secondo questa tesi (ribadisco, di destra) gli imprenditori non assumono perché temono l’instaurarsi di un vincolo che poi sarebbe difficilmente rescindibile. La destra liberista usa spesso la figura retorica del matrimonio: sarebbe più facile divorziare che licenziare un lavoratore fannullone. E dunque in forza di questa paura gli imprenditori si astengono dall’assumere.
A nulla vale che questa tesi sia falsificata da decenni di indagini sul campo, essa viene riproposta con fideistica sicumera.
Ma non è difficile constatare che in Italia la disoccupazione è maggiore al sud, dove c’è più economia sommersa e lavoro nero (la forma massima di flessibilità), e minore al nord, dove i sindacati sono più forti e riescono a far rispettare i contratti. Così come non è difficile constatare che esistono innumerevoli forme di flessibilità che ad oggi non hanno creato occupazione aggiuntiva, ma sostituito lavoratori tutelati con precari. Ed anche che licenziare non deve essere poi così difficile, se ogni anno si continuano a perdere posti di lavoro.

mercoledì 23 aprile 2014

Quando la propaganda avvolge e stravolge la realtà


Stefano Morselli

Il bombardamento di propaganda al quale siamo quotidianamente sottoposti rende difficile distinguere le cose vere da quelle false. Figuriamoci da quelle mezze vere e mezze false, e da quelle che potremo verificare solo tra qualche tempo se siano vere oppure false.

Finchè c'era il Banana, andavamo sul sicuro, perchè - come ci avvisava anche Indro Montanelli, che lo conosceva bene - il Banana "è un mentitore professionale: mente a tutti, sempre; anche a se stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne". Quindi, noi non credevamo a nulla di ciò che diceva. Parecchi milioni di italiani, però, ci credevano, o almeno facevano finta di crederci. Alcuni, addirittura, ci credono ancora adesso, o almeno fanno finta, nonostante lo sterminato catalogo di misfatti personali e di catastrofi politiche che il Banana ha messo insieme nel tempo. Il conto lo stiamo pagando.

Poi è arrivato Beppegrillo e la faccenda si è complicata, perchè ha cominciato a crederci anche un pezzo della gente di sinistra. Beppegrillo ha cucinato un miscuglio di cose vere e di balle colossali, in più urlando improperi a destra e a manca, il che aiuta a confondere le idee, a sollevare polveroni, a portare in giro verso il nulla la rabbia sacrosanta di molti.

Infine, ecco che arriva Renzi e piovono altri colpi micidiali agli anticorpi critici che la nostra capacità di ragionare cerca faticosamente di mantenere. Nella gragnuola di annunci che ci investono da tutte le parti, rischiamo di perdere l'orientamento, perfino la distinzione tra realtà e fantasia. Tra vero e falso, appunto. Ieri ci hanno raccontato che Renzi ha eliminato il segreto di stato sulle stragi italiane: ottima cosa, però sulle stragi non vigeva nessun segreto di stato e i documenti erano già a disposizione della magistratura. Si tratta, quindi, di una pur lodevole ma assai più modesta "declassificazion" che rende quei documenti accessibili a chiunque ne faccia richiesta. Sempre ieri. il quotidiano la Repubblica ci ha informato di un piano segreto (??) per dimezzare l'acquisto degli F 35: ottima cosa, ma vai a sapere se è vera. falsa, mezza vera e mezza falsa. In serata, a Ballarò, il ministro Padoan ha detto che nel settore della Difesa è meglio risparmiare sul personale impiegatizio che sugli armamenti. Quindi, chissà.

Pessimi riclaggi della defunta legge elettorale Porcellum ci vengono propinati come geniali invenzioni a favore della "governabilità". Confuse ipotesi di trasformazione del Senato in non si sa precisamente che cosa ci vengono vendute come grandi innovazioni democratiche. Tambureggianti abolizioni delle Province- più esattamente: dei consigli provinciali elettivi - lasciano nel vago il futuro effettivo delle Province non più elettive. Decreti di beatificazione del lavoro precario vengono spacciati come generosi benefici per i lavoratori. Perfino la condivisibile e tangibile misura degli ottanta euro in più nelle buste paga si addentra nella nebbia quando si tratta di spiegare le coperture finanziarie immediate e soprattutto future.

Ora, va bene essere ottimisti. Va bene anche accontentarsi, con i tempi che corrono. Ma quando Brecht scriveva "sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi" non intendeva certamente dire che fosse una fortuna aver bisogno di imbonitori.

25 Aprile, da Monte Sole all'Arena di pace e disarmo

 di Pasquale Pugliese

Una giornata di Resistenza e Liberazione
Quando il 25 aprile dell’anno scorso – prima di andare con le figlie a Monte Sole, luogo della memoria dall’efferato eccidio nazista (dove, ogni anno, facciamo concludere anche la formazione generale dei volontari civili di Reggio Emilia) – pubblicavo sui blog un articolo sul nesso profondo e attuale tra liberazione e disarmo, che si chiudeva con la formula la resistenza oggi si chiama nonviolenza e la liberazione si chiama disarmo, non potevo certo immaginare che quelle parole sarebbero diventate l’incipit dell’Appello – sottoscritto da Alex Zanotelli e da centinaia di persone e organizzazioni – che avrebbe convocato per il 25 aprile di un anno dopo, a Verona, l’Arena di Pace e Disarmo.
Le ragioni di quell’articolo, e ancor di più le ragioni di questo Appello, oggi sono dispiegate – se possibile – ancora più chiaramente.

venerdì 18 aprile 2014

Rubiera: Sinistra Ecologia Libertà partecipa ala lista di centrosinistra


Stefano Morselli
Il Partito Democratico e Sinistra Ecologia Libertà correranno insieme alle amministrative 2014 nella lista “Rubiera 2020”. Una scelta condivisa negli organismi dei due partiti, che ha visto pronunciarsi anche l’assemblea degli iscritti del PD lunedì sera all’unanimità. Un percorso di condivisione programmatica e “di stile”, in cui le due maggiori forze del panorama politico di centrosinistra locale e nazionale  si sono dati la mano nel nome del bene comune.
“Ringrazio SEL della fiducia che ha concesso a me ed al progetto che stiamo costruendo” ha commentato Emanuele Cavallaro, candidato sindaco del centrosinistra targato PD. “ Rubiera 2020 è un progetto che punta a innovare con idee fresche, competenze nuove, un po’ di creatività ed anche tanta voglia di vedere i cittadini sempre più direttamente protagonisti. Questa nuova alleanza nel segno del centrosinistra e del desiderio di superare gli steccati del proprio partito è una bellissima notizia. Darò il massimo per essere all’altezza delle aspettative”.
La rappresentanza di SEL nella futura amministrazione rubierese è affidata alla professoressa Rita Boni, candidata per il Consiglio Comunale.

Dichiarazione di Rita Boni
 “Chi comincia ad occuparsi della cosa pubblica a vent’anni e continua fino a 48 deve avere una strana “malattia”. Che forse si chiama senso civico, forse impegno sociale; forse significa sentirsi cittadini attivi e significa pensare che il proprio paese è anche cosa personale. Ho cominciato adolescente a frequentare il gruppo di giovani che gestivano l’apertura serale della Biblioteca comunale e, dall’entusiasmo di questi “volontari della biblioteca”, è nata in seguito l’Università delle terza età, ribattezzata poi Università del Tempo libero; iniziativa che ho coordinato per 10 anni e che vive ancora oggi, con  successo.  Nel frattempo, ho conseguito la maturità classica e mi sono laureata in Filosofia all’Università degli studi di Bologna. Ed ho iniziato ad esercitare la professione di insegnante. Da dieci anni insegno lettere presso la scuola secondaria di primo grado di Rubiera. Nel frattempo mi sono sposata e ho avuto due figli, che oggi hanno 12 e 10 anni. Nel 2004 ho accettato l’incarico di Assessore ai Servizi educativi, alla Scuola e alle Politiche giovanili del Comune di Rubiera: esperienza che si è conclusa nel 2009 e che ritengo fondamentale per la mia formazione politica e amministrativa. Dopo cinque anni, che definisco sabbatici - perché mi hanno permesso sia di allevare i miei figli nel momento delicatissimo dell’infanzia,  sia di riflettere su quello che stava accadendo a livello politico nazionale e locale - ho deciso di rimettermi in gioco.  E lo faccio candidandomi per Se L. nella lista “Rubiera2020”. Penso che la politica delle alleanze sia vincitrice, perché significa un’apertura al confronto e alla ricerca di obiettivi comuni, che è l’unica strada per rilanciare una politica costruttiva, che abbia come fine il “bene comune” al di sopra delle differenze. E a Rubiera SeL  e  il PD sono riusciti a superare le barriere delle rispettive peculiarità e hanno condiviso un Programma che ha come unico obiettivo la buona amministrazione del nostro paese. SeL perché credo sia importante sostenere i valori di quella sinistra che ritiene che il valore dell’uguaglianza non vada dimenticato, perché significa parità di diritti e di opportunità tra tutti i cittadini, in modo che ciascun individuo   abbia la possibilità di esprimere pienamente le proprie potenzialità ed aspettative di vita. Significa quindi uguaglianza nelle opportunità di diritto allo studio, nel diritto alla salute, nel diritto al lavoro, nel diritto a vivere in un ambiente sano e rispettoso dell’ecosistema”.

mercoledì 16 aprile 2014

La FP CGIL dice No agli F35. Risultato partito da Reggio Emilia


Ecco il comunicato stampa con il quale la FP CGIL di Reggio Emilia ed il Movimento Nonviolento reggiano raccontano il percorso dell’emendamento per il disarmo e contro gli F35, presentato nelle assemblee sindacali di base di Reggio Emilia  
E’ partito dalle assemblee di base della CGIL-Funzione pubblica di Reggio Emilia l’emendamento che chiede al primo sindacato italiano un impegno diretto per la riduzione drastica delle spese per gli armamenti, “a cominciare dalla cancellazione del programma di acquisto degli F35”.
Primo firmatario Pasquale Pugliese del Movimento Nonviolento di Reggio Emilia, iscritto anche alla CGIL, che ha proposto nella propria assemblea congressuale di base di aggiungere al documento Camusso-Landini “Il lavoro decide il futuro” la seguente formula:

venerdì 11 aprile 2014

I candidati di “Sinistra Ecologia Libertà” per il comune di Reggio Emilia: i volti e le idee per la sinistra del cambiamento.


Michele Bonforte

Il profilo rosso del centro storico di Reggio Emilia nel simbolo, la voglia di cambiare la città attingendo alle sue radici, imparando dalla sua storia, rispettando il suo tessuto urbano.
15 uomini e 12 donne, molti volti giovani, i più con esperienza nel mondo dell’associazionismo, nel volontariato, nel civismo di sinistra. Biografie che parlano, non vaghe promesse o improbabili impegni, ma il senso di crede in quel che dice, e lo vive giorno per giorno.
In ordine alfabetico dopo Matteo Sassi, che guida la lista e ne rappresenta la sintesi e la proposta politica: la sinistra del cambiamento.
Questa città ha bisogno di cambiare perché alla crisi economica e sociale si reagisce modificando il proprio modo di essere e di vivere. Questa città ha bisogno di sinistra, perché è in quel bacino di valori che si trovano le risposte di eguaglianza, solidarietà per affrontare la crisi insieme, non isolati e l’uno in guerra con l’altro.
Volti, storie che intendono dare un contributo, che vogliono esprimersi.
Perché da qui si comincia. Dal parlare, dall’ascoltare.
Contro l’insulto rabbioso, che è l’altra faccia dell’indifferenza.


mercoledì 9 aprile 2014

Pd e Sel insieme per voltare pagina a Guastalla

Stefano Morselli
Il Pd e Sel di Guastalla insieme per il cambiamento e rinnovamento. Gli esponenti locali del partito di Vendola ( Nevino Marani, Cristina Romanini e Franco Ferretti di SEL Pro.le) e del PD appoggiano la candidata sindaco del Pd alle elezioni del 25 maggio. Camilla Verona si conferma dunque come una figura in grado di unire il centrosinistra, dopo che anche i socialisti del Psi hanno garantito il loro appoggio.
Sel e il Pd concordano sulla necessità di voltare pagina a Guastalla, dopo cinque anni di deludente amministrazione di centrodestra per far uscire Guastalla da un progressivo declino ( sociale, economico, ambientale). Competenza e volti nuovi sono le parole chiave intorno alle quali i due partiti hanno trovato un accordo per correre insieme verso le elezioni di maggio e soprattutto per costruire una buona amministrazione dopo il voto. Per dare sostegno agli obiettivi comuni si propone un coordinamento delle forze politiche della coalizione per favorire il sostegno e la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo della nuova amministrazione.
I due partiti stanno lavorando insieme a una lista di persone che siano una chiara espressione del rinnovamento che auspicano per Guastalla. Persone giovani, che si accostano alla politica con spirito di servizio e che non hanno ricoperto incarichi all’interno delle passate amministrazioni. Sostegno agli investimenti produttivi che producano occupazione, rilancio della vita culturale guastallese, maggiore collegamento tra le frazioni e il centro storico, attenzione per l’ambiente ( con la condivisione del concetto " no consumo del suolo", salvaguardia delle zone agricole e la rigenerazione urbana ) , sono alcuni dei punti programmatici e dei valori comuni sui quali si fonda questa alleanza.
(Pd e Sel lavorano anche alla nascita di un comitato del centrosinistra che si attivi dopo le elezioni per favorire il confronto e adottare decisione condivise.)

lunedì 7 aprile 2014

Verso #ArenaPaceDisarmo. Con i Costituenti e i volontari civili

 di Pasquale Pugliese
Le parole della Costituzione
Uno degli aspetti più interessanti negli incontri di “formazione generale” con i volontari civili sul tema della “difesa della patria” è la possibilità di mettere a fuoco alcune parole della Costituzione. A proposito delle quali il linguista Tullio De Mauro racconta lo scrupolo dei Costituenti nello scrivere una Costituzione con un linguaggio “trasparente”, comprensibile a tutti, in quell’Italia del primo dopo-guerra nella quale il 60% dei cittadini non aveva neanche la “licenza elementare”.  Analizzando l’articolo 11 con i volontari poniamo l’attenzione sul verbo “ripudiare”, che ha un significato diverso del più semplice “rifiutare” scritto in prima stesura, ma significa respingere, allontanare, non riconoscere. Quella generazione di antifascisti che scrive il Patto fondamentale sul quale si fonda l’Italia liberata, appena uscita dal flagello della guerra, aveva chiaro, e vuole che lo sia tutti, che la guerra non fa parte dei mezzi e degli strumenti leciti né come “offesa alla libertà degli altri popoli” (mi piacerebbe poter dire “ovviamente”) ma neanche come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

domenica 6 aprile 2014

Nel chiostro di via Guasco, ascoltando giovani (e meno giovani) che usano la parola "sinistra"

di Stefano Morselli

Ieri sono andato nel chiostro di via Guasco, per assistere alla presentazione dei candidati di Sel alle prossime elezioni comunali a Reggio. Il chiostro è un posto bello, che conosco da una vita: adesso c'è l'ostello della gioventù, ma un tempo ospitava la scuola elementare "Ada Negri", che da bambino ho frequentato per cinque anni. Sotto il porticato, ricordo ancora dove era l'ingresso della mia classe, più o meno. 

Al contrario della "location", mi sono accorto che non conoscevo gran parte dei candidati che si sono presentati, nonostante per molti anni io abbia seguito attentamente, come giornalista, le vicende politiche della città. Sorpresa: c'era un bel numero di giovani, ventenni e trentenni. E anche altri, meno giovani, erano comunque facce nuove rispetto a quelle del (piccolo) circuito di Sel. Infatti, parecchie di queste persone non sono nemmeno iscritte al partito. Operano nel volontariato, nell'associazionismo, nella cooperazione sociale, nel mondo ambientalista. Sono operatori di servizi, educatori, precari, opera. Ma la cosa che mi ha colpito è stata sentire ragazze e ragazzi utilizzare la parola "sinistra". Non per fare dichiarazioni astratte di appartenenza, ma per parlare delle loro esperienze, delle loro azioni, delle loro speranze. Considerate, evidentemente, in sintonia con la parola "sinistra".

Questa è una parola molto malridotta, soprattutto in Italia. A causa di una lunghissima e martellante campagna ideologica, promossa (logicamente) dai poteri e dagli interessi che alla sinistra si oppongono, ma (assai meno logicamente) molto alimentata anche dalle scelte e dai comportamenti di chi avrebbe dovuto rappresentarla e rinnovarla. Da molti anni va di moda raccontare che sinistra e destra "non esistono più", "sono tutti uguali". Va di moda presentarsi come "nè di sinistra nè di destra". Lo faceva già Bossi, ai suoi bei tempi. Ci ha provato, per un po', il Banana. E' il cavallo di battaglia di Beppegrillo. E lei, la sinistra? Schiacciata tra il martello degli svenditori un tanto al chilo ("Il Pd è un partito riformista MA NON di sinistra) e l'incudine dei guardiani di piccoli orticelli litigiosi, settari, minoritari per vocazione o per scelta.

Oggi vanno di moda altre "categorie" pseudo-politiche: nuovo, flessibile, veloce.... Nella migliore delle ipotesi, modi e toni spacciati per contenuti e valori. Comunque, fuffa a volontà. Ebbene, in questa temperie culturale e politica, ascoltare giovani che si dichiarano "di sinistra" - cioè vanno in direzione ostinata e contraria, se possiamo citare Faber - risulta davvero quasi sorprendente, inaspettato. E fa venire in mente un'altra citazione, questa volta del vecchio Alcide Cervi: dopo un raccolto ne viene un'altro. Se una piccola forza politica come Sel, pur con cento problemi e fragilità, può dare una mano in quel senso, sarebbe un risultato confortante. 

Chissà.

Riforme istituzionali: come è umana, signora ministro...

di Stefano Morselli

Elena Maria Boschi è una signora toscana che ricopre attualmente l'importante carica di "ministro delle riforme". A parte la laurea in giurisprudenza con il brillante voto di 110 e lode - apprezzabile, se si pensa a certi suoi predecessori del calibro di Bossi e Calderoli - le sue referenze e le sue pubblicazioni scientifiche e professionali risultano ignote. Wilkipedia riferisce esclusivamente di una fulminea carriera di corrente e di partito: membro del comitato direttivo Pd di Firenze, coordinatrice della campagna di Renzi per le primarie 2012, parlamentare Pd dal 2013, membro della segreteria nazionale Pd dal dicembre scorso con il ruolo di "responsabile alle riforme". E poi subito, appunto, ministro delle medesime.

Un curriculum, diciamo, che non giustificherebbe particolari sensi di superiorità e dovrebbe, semmai, indurre a una qualche forma di prudente modestia. Invece no. La signora Boschi - dopo aver sgridato il presidente del Senato ed ex magistrato Grasso - vuole mettere in riga anche il presidente emerito della Corte costituzionale Zagrebelski, il già candidato presidente della Repubblica Rodotà e gli altri esperti giuristi e costituzionalisti che non apprezzano le "riforme" elettorali e istituzionali da lei messe a punto insieme a Denis Verdini, titolare di macellerie, poi banchiere e politico di scuola Banana, quindi pluri-inquisito

"Io temo - dice la signora ministro Boschi - che in questi trent'anni le continue prese di posizione dei Professori abbiano bloccato un processo di riforma oggi non più rinviabile per il Paese". Per fortuna, adesso ci sono lei e Renzi, che la sanno più lunga dei "professoroni". Il cui dissenso sarà comunque sopportato, seppure con un certo fastidio: "Certo, ci possono essere posizioni diverse, che sono legittime".
La signora ministro delle riforme non avrà un grande curriculum, però è molto umana.

giovedì 3 aprile 2014

Rischi autoritari dall’avventurismo istituzionale di Renzi.

Michele Bonforte

Già una volta il PD ha pasticciato con la costituzione creando gravi danni al tessuto istituzionale. La modifica del titolo 5° fu fatta sull’onda del federalismo. Oggi proprio quella modifica è indicata come una delle cose da cambiare, dagli stessi che l’hanno voluta. Nella vita politica del nostro paese è questo un vezzo diffuso: faccio un danno e poi mi candido a porvi rimedio, magari cavalcando l’ultima onda emotiva dell’opinione pubblica.
Prima era il federalismo a tutti i costi, oggi la riduzione dei costi della politica. Per fortuna i padri costituenti imposero un percorso lungo per le modifiche costituzionali, altrimenti oggi avremmo una costituzione arlecchino, fatta con le toppe delle mode del momento.
Oggi l’esigenza di Renzi è quella di farsi interprete della rabbia montante contro la politica. Nulla conta che questa rabbia sia alimentata da una crisi economica e sociale che dura da 5 anni e a cui non si da risposta efficace. Nulla conta che i detentori più genuini della rabbia contro la politica (il M5S) siano contrari alle proposte di riforma istituzionale di Renzi. Meno ancora conta che la gran parte degli studiosi della costituzione segnalino gravi incongruenze e rischi autoritari nella proposta del governo. Quello che importa a Renzi è di intestarsi il sentimento dell’antipolitica per affrontare le elezioni europee.
Il caso della cosiddetta abolizione del Senato è da manuale.
Intanto non è una abolizione, ma la sostituzione di un Senato elettivo con uno di nominati. Il modello è quello del Senato delle regioni (il Bundesrat tedesco), solo che Renzi si è dimenticato, nella fretta, di leggere la pagina di Wikipedia attinente. Il Bundesrat è si non elettivo, ma è composto solo da delegati dei governi regionali, con vincolo di mandato, e ha una funzione legislativa per le materie federali.
L’idea bizzarra che il nuovo Senato italiano sia fatto direttamente da Presidenti di Regione e Sindaci di grandi città, è una deformazione assurda della rappresentanza (la maggioranza degli italiani vive fuori dalle grandi città). E questi sindaci, che già devono occuparsi della gestione delle Provincie, non avendo nulla da fare, si dovranno dividere fra città amministrate e Senato.
Questa idea balzana dipende solo dall’esigenza di non pagare i nuovi senatori, realizzando un risparmio così piccolo che qualunque proposta alternativa realizzerebbe risparmi maggiori.
Una seria riforma che superi il bicameralismo perfetto, per arrivare a camere con diverse competenze, avrebbe bisogno di una meditata riformulazione di molti capitoli della costituzione.
Ma l’inno alla velocità di Renzi rischia di farci rimpiangere persino la proposta del centro destra sul Senato federale, bocciata insieme al presidenzialismo da un referendum popolare.
Ma è questo presidenzialismo uscito dalla porta che rischia di tornare dalla finestra. Perché nel caos creato da una legge elettorale ipermaggioritaria e da un senato dei sindaci, la proposta di Berlusconi di dare ordine al sistema con l’elezione diretta del presidente della repubblica o del consiglio rischia di essere per Renzi il male minore.
E per noi l'incubo peggiore.

mercoledì 2 aprile 2014

Comune in panne, Sassi incalza Vecchi «Il caso Sylvester, l’appalto al cugino di Delrio, il furto alla Parmeggiani: tre campanelli d’allarme per il nuovo sindaco»

Esiste un filo rosso che lega il clamoroso furto alla Galleria Parmeggiani, l’errore shock del sequestro del bus sbagliato nell’inchiesta per la morte di Sylvester Agyemang e - infine - la scoperta di un appalto assegnato alla ditta del cugino dell’ex sindaco in cui è socia anche la funzionaria dell’ufficio appalti?

Secondo Matteo Sassi, assessore al welfare del Comune e “alleato” (con Sel) di Luca Vecchi nella corsa per Sala del Tricolore, quel filo rosso esiste: «E’ la macchina comunale che così com’è oggi non può più funzionare, e Luca Vecchi, una volta eletto, non dovrà perdere un minuto per registrarla, se non vuole finire subito nel pantano amministrativo».
Assessore, il suo è un vero e proprio grido d’allarme. Ma perché mettere insieme vicende così diverse?
«Intanto, per la loro vicinanza temporale. Anche la vicenda dell’appalto alla ditta del cugino del sindaco è emersa adesso».
Invero, si tratta di una storia datata..
«Sì, che esce adesso soltanto perché Delrio ha un ruolo nazionale. E’ evidente che qualcuno ha attivato anche qui la macchina del fango, su una vicenda che, almeno per quanto riguarda Delrio, finirà in niente com’è giusto che sia».
Allora il punto qual è?
«Il punto è: quante altre persone che lavorano in Comune possono essere in potenziale conflitto di interessi? E’ una domanda a cui oggi nessuno in Comune a Reggio può rispondere. E questo è un pronlema che va risolto al più presto».
In che modo?
«In primo luogo, portando pienamente in mano politica la delega al personale. Per la trasparenza, per la regolarità, una delega importante come quella al personale, soprattutto in questo periodo storico, non può passare di mano da un’assessore all’altro come fosse qualcosa di poco importante. Nè credo che quel che è accaduto sia dovuto al fatto che non abbiamo più da qualche mese un direttore generale a tempo pieno. Anzi, sono dell’idea che la figura del direttore generale, nemmeno obbligatoria per legge, debba esserci per forza».