mercoledì 24 dicembre 2014

Natale 1914: la pace dal basso tra le trincee


di Pasquale Pugliese
“All’inizio c’è soltanto uno che canticchia Stille Nacht, heilige Nacht. La canzone della nascita di Gesù risuona lieve e si disperde lentamente nel paesaggio spettrale delle Fiandre. Poi, però, quel canto si diffonde lungo il fronte come un’ondata, <<da un riparo all’altro e dall’intera linea scura delle trincee risuonò: “Schlafe in himmlischer Ruh”>>. Dall’altra parte del fronte, a cento metri di distanza, nelle postazioni degli inglesi, rimane tutto tranquillo. Ma i soldati tedeschi sono in vena e, canzone dopo canzone, danno vita ad un concerto di <<migliaia di voci umane, da ogni dove>> fino a che, dopo Es ist ein Ros entsprungen, rimangono senza fiato. Svanita l’ultima nota, gli uomini che si trovavano dall’altra parte aspettano ancora un minuto, poi cominciano ad applaudire e a gridare: <<Good, old fritz>> e <<encore, encore>>, <<more, more>>. Bis, bis.”
E’ questo l’incipit del libro del giornalista tedesco Michael Jurgs che con il libroLa piccola pace nella Grande guerra (2003, edito in Italia nel 2005 da il Saggiatore, con successive ristampe) fa conoscere al grande pubblico la notizia della disobbedienza civile di massa compiuta la notte di Natale del 1914 dai soldati degli opposti eserciti lungo la linea del fronte della “grande guerra”, che sospesero le ostilità e fraternizzarono.

lunedì 15 dicembre 2014

La pretesa impossibile della minoranza Pd

Stefano Morselli


Diciamola chiara: la minoranza Pd pretende l'impossibile. Pretende che Renzi non sia Renzi. Pretende, addirittura, che il Pd sia un partito "di sinistra", nonostante siano passati ben sette anni da quando il primo segretario - Veltroni, mica Renzi - chiarì con apprezzabile ma largamente ignorata sincerità che il Pd doveva essere un "partito riformista MA NON di sinistra". Si può discutere se la prima enunciazione (riformista) abbia avuto concretamente un seguito adeguato, ma è indiscutibile che la seconda (non di sinistra) corrisponda a ciò che è accaduto, fino alle estreme conseguenze odierne, che forse vanno anche al di là di ciò che Veltroni immaginava e annunciava.

Dunque, che senso ha ripetere, un giorno si e l'altro pure, "saremo leali, ma pretendiamo autonomia" (Cuperlo); ""Basta nemici immaginari, segretario devi ringraziarc" (D'Attorre); "Stiamo cambiando idendità, stiamo cambiando funzione politica. Stiamo diventando il partito dell'establishment che mette in atto l'agenda della Troika" (Fassina); "Se Renzi si presenta con il jobs act... se Renzi continua così... si costituirà un partito a sinistra del Pd" (Civati). Eccetera, eccetera.

Non che si voglia rovinare la suspence attorno a tutti quei"se" e quei "ma". però non c'è bisogno di ricorrere al mago Otelma per prevedere che sì, Renzi continuerà ad essere Renzi, il Pd continuerà ad essere un partito "non di sinistra", le alleanze continueranno ad essere da una parte con Alfano, dall'altra con il Banana. Come ha ben chiarito lo stesso Renzi, anche lui con apprezzabile sincerità: il segretario sarò io fino al 2017, il governo sarà questo fino al 2018. Salvo che, ovviamente, i "dissidenti" non decidano di prendere atto della realtà e trarne le debite conseguenze. Altrimenti, bisognerà concludere con quel vecchio adagio popolare: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

giovedì 11 dicembre 2014

Lo sciopero e sacrosanto, ma non può sostituire la battaglia politica

 Stefano Morselli

Venerdì c'è lo sciopero generale. I motivi sono jobs act, legge di stabilità, politiche economiche e industriali, mancato rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. Credo che lo sciopero e le manifestazioni andranno bene, avranno una grossa partecipazione. Ma, sinceramente, non so dire se e quanto incideranno concretamente, in senso migliorativo, sulle decisioni già adottate e sugli orientamenti generali del governo. Me lo auguro, naturalmente. Ma ne sono tutt'altro che sicuro.

Il problema, tutto politico, è che, da questo governo, è ben difficile attendersi una svolta: non su questa o quella legge, non su questo o quel comma - che pure sarebbe già qualcosa - ma proprio sul'insieme della "vision" e della "mission" che il governo si è dato e persegue. Sarebbe molto opportuno accantonare,una volta per tutte, le illusioni e le ingenuità, vere o simulate che siano. Non si tratta dell'atteggiamento, spesso sgradevole, del presidente del consiglio e segretario del Pd, o dell'enfasi fastidiosa con la quale i suoi più zelanti corifei recitano sempre le stesse formulette imparate a memoria. Si tratta di strategie, alleanze politiche e sociali, percorsi, che possono piacere o non piacere, ma che non si può fare finta di non vedere e di non capire. Se non piacciono, non si possono fronteggiare con piccoli mugugni, piccole manovre correntizie, piccoli accomodamenti alla giornata e alla "io speriamo che me la cavo".

Serve altro. Serve una battaglia alla luce del sole. Serve una alternativa possibile. Il che, ovviamente, non può e non deve essere il mestiere dei sindacati. E' (sarebbe) il mestiere di una forza politica della sinistra. Se esistesse. Se la si volesse costruire, invece di rinviare tutto e sempre alle calende greche. Espressione, quest'ultima, che si dovrebbe modificare in "calende italiane", dato che in Grecia una sinistra forte l'hanno ri-costruita e secondo i sondaggi è la prima forza politica di quel Paese. Ma questa è un'altra e tormentata storia. Intanto, facciamo in modo che venerdì, dai luoghi di lavoro e dalle piazze, arrivi al capo del governo e segretario del Pd un messaggio bello grosso. Un tweet, dato il personaggio: non in nostro nome.

mercoledì 10 dicembre 2014

ECONOMIA SOLIDALE, UNA RISPOSTA ALLA CRISI

di Katia Pizzetti
La Regione Emilia Romagna ha approvato una legge con cui riconosce il modello economico sociale di chi propone un nuovo modo di vivere il mercato
Con l’approvazione all’Assemblea Regionale del 22 luglio scorso del progetto di legge, “Norme per la promozione e il sostegno dell’economia solidale”, elaborato grazie alla collaborazione tra Amministrazione e Associazioni del territorio unite nel CRESER (Coordinamento Regionale dell’economia solidale), l’Emilia Romagna è la prima regione che riconosce e regola un modo diverso e nuovo di vivere il mercato. L’obiettivo della legge è di promuovere l’Economia Solidale e stimolarne la progettualità senza ricorrere a finanziamenti esclusivi, ma puntando invece ad introdurre nuovi strumenti  di gestione e misure di sostegno. E’ una tra le prime leggi italiane che norma il vasto settore dell’Economia Solidale, costituito da diverse organizzazioni, piccoli produttori, aziende sostenibili e consumatori consapevoli. La nuova legge regionale costituisce un formale riconoscimento dell’Economia Solidale come modello economico-sociale e culturale improntato a principi di eticità e giustizia, di equità e coesione sociale, di solidarietà e centralità della persona che promuove i beni comuni assicurandone l’utilizzo collettivo e sostenibile a beneficio delle comunità e delle generazioni future. Si pone come valida risposta alla crisi economica,proponendo un modo diverso di vivere il mercato, che rimetta al centro i beni comuni e la collettività che non rifiuta il profitto ma lo mette al servizio del bene comune.

Fatto Secondario - Mora (Cgil): manca una Syriza italiana

 Cosimo Pederzoli
"C'è chi ritiene che la partecipazione possa essere considerata un orpello e che siano altre le istanze in cui prendere decisioni, ad esempio gli organismi economici internazionali, questi ed altri atteggiamenti portano inevitabilmente ad una disaffezione verso la partecipazione democratica e quindi al voto". Senza tanti giri di parole il deputato Sel Franco Bordo apre l'incontro 'Fatto secondario', svolto martedì sera a Pieve Modolena, un momento di analisi sull'astensionismo che ha caratterizzato così fortemente l'ultima tornata elettorale regionale. Scontrini pazzi e manette per giochi erotici certo, ma non solo. Tra i relatori la neo consigliera del Pd Silvia Prodi con il (neo) collega Yuri Torri di Sel e il segretario provinciale Cgil Guido Mora. "La partita regionale è diversa dal quadro nazionale ma è certo che le tante promesse non mantenute da Renzi abbiano creato un clima di sfiducia tra i cittadini - sottolinea Bordo - Senza contare alcuni atteggiamenti del tutto contraddittori: il presidente Renzi prima si indigna per la sentenza di prescrizione al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, responsabile della strage eternit (centinaia le vittime anche a Reggio Emilia, ndr), poi qualche giorno dopo depenalizza i reati ambientali. Alla fine sembra che il messaggio sia: del tuo voto non ce ne frega niente".

martedì 9 dicembre 2014

La flat tax di Salvini e Berlusconi: togliere ai poveri per dare ai ricchi.

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

Da alcune settimane Salvini fa notizia. Sull’onda dei sondaggi che lo danno in grande rimonta, cerca di darsi ora un tono da statista. Per evitare di parlare sempre e solo di immigrati a cui dare le colpe di ogni cosa, ora affronta di petto le soluzioni per tirar fuori il paese dalla crisi economica e sociale in cui versa da anni.
La proposta che più mi ha colpito è quella della cosiddetta flat tax, cioè l’idea che il prelievo fiscale sia fatto con una aliquota uguale per tutti. Mi sono fatto subito i conti in tasca: sul mio reddito lordo di 24.000 euro attualmente pago un’irpef totale (comprensiva di quella regionale e comunale) di 4.641. Con la flat tax del 20% ne pagherei altri 170. Quindi per me ci sarebbe un aumento della tassazione. Ciò accadrebbe a tutti coloro che hanno redditi sotto i 25.000, cioè la maggioranza dei contribuenti. Ci guadagnerebbero i contribuenti sopra quella soglia, soprattutto quelli molto sopra. Non è un caso che Berlusconi è entusiasta di questa proposta, e non solo perché personalmente ne avrebbe grande beneficio, ma perché il primo in Italia ad averla proposta è stato proprio lui, con una aliquota più prudente del 33%. In 10 anni di governo del centro destra, con la Lega Nord dentro, questa proposta non è stata messa in pratica, per la semplice ragione che già con il 33% non si riusciva a capire come sostenere la spesa pubblica.
Così come è proposta la flat tax in italia sarebbe un trasferimento dai poveri ai ricchi. Per evitare questo aggravio sui poveri occorrerebbe esentare una fascia iniziale di reddito. Così non sarebbe più una flat tax, ma una tassazione progressiva basata sulle detrazioni. I poveri non avrebbero un aggravio di tasse, ma subirebbero i tagli al welfare necessari per coprire la grande riduzione che comunque avrebbero i ricchi.
Rimane da dire che in Italia una forma di flat tax c’è già: la tassazione irpef regionale e comunale. Da quanto è stata introdotta, tutti gli studi hanno dimostrato come pesi di più sui redditi bassi che non su quelli alti.
Forse la flat tax più che introdurla, bisognerebbe eliminarla.

domenica 7 dicembre 2014

Il grande imbroglio del "partito della nazione"

Stefano Morselli

Mirko Coratti, chi era costui? Voi, a meno che non abitiate a Roma e non vi interessiate di politica, non lo sapete. Nemmeno io lo so. O meglio: non lo sapevamo, nè voi nè io, fino a qualche giorno fa. Cioè fino a quando il suo nome non è comparso tra i tanti coinvolti nella inchiesta Mafia Capitale. E dunque, abbiamo saputo che Mirko Coratti è (era, adesso si è dimesso) il presidente Pd del Consiglio comunale di Roma, e che risulta indagato per corruzione, precisamente per una mazzetta da 150.000 euro. Lui, più o meno come tutti gli altri, in particolare i politici, ovviamente si dichiara estraneo ai fatti. Vedremo. Almeno per qualche istante, facciamo finta di crederci.
Poniamo che Mirko Coratti sia una persona per bene, che non ha nulla da spartire con il malaffare. Se volessimo conoscere la sua carriera politica, consultando il suo sito ufficiale http://www.mirkocoratti.it/biografia/, nel quale parla benissimo di se stesso, saremmo indotti a pensare che tutte quelle belle cose le ha fatte nel e con il partito che lo ha designato al prestigioso incarico che ricopriva fino a pochi giorni fa. Invece no. Lui lo nasconde accuratamente, ma fino a qualche anno fa era - niente meno - capo di Forza Italia a Roma e appassionato fan del Banana. Poi si sarà redento, penserete voi. Infatti, in tempi più recenti, è rimasto folgorato sulla via di... Mastella. Ed è entrato nell'Udeur.
Forte di questo referenziato curriculum politico, il nostro è infine approdato al Pd, ricevendone immediati e meritati riconoscimenti. Secondo l''Espresso, era in predicato di entrare in giunta comunale (assessorato urbanistica o lavori pubblici), nel quadro delle manovre per ingabbiare il sindaco Marino e grazie al titolo di "vicinanza" al potente capo-corrente Enrico Gasbarra, ex democristiano di obbedienza andreottiana, ex popolare, ex rutelliano, ex bersaniano e (guarda caso) da qualche tempo renziano.E dunque. Anche ammesso - e tutt'altro che concesso - che il Coratti risulti penalmente candido come un giglio, voi trovate politicamente normale questa storia? Dite di no? Vi sbagliate. In Italia, nel grande "partito della nazione", è normale. Di più: è teorizzata e auspicata. Con buona pace di chi, ogni volta, si costerna, si indigna, si impegna. Poi getta la spugna con gran dignità (cit. Fabrizio De Andrè)

Se vuoi la pace difendi la pace

di Pasquale Pugliese


Le ragioni della Campagna “Un’altra difesa è possibile”
Il 10 dicembre – Giornata internazionale dei Diritti Umani – è la prima giornata di mobilitazione nazionale per la Campagna Un’altra difesa è possibile, per l’istituzione e le modalità di finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta.
E’ una proposta di legge di iniziativa popolare – uno dei due strumenti di democrazia diretta previsti dal nostro ordinamento (l’altro è il referendum) – che rappresenta un salto di qualità per il movimnto per la pace. Fino a non molto tempo fa, difronte alle diverse esplosioni belliche, “i pacifisti” si limitavano a fare appelli o mobilitazioni estemporanee che servivano forse più a sentirsi a posto con la coscienza, a dare sfogo alla giusta indignazione, che a fermare realmente le guerre. Neanche l’enorme mobilitazione internazionale di piazza del 2003, contro la seconda guerra nel Golfo, è riuscita a bloccare o a rimandare la partenza di un solo bombardiere. Oggi – insieme alla “Campagna Taglia le ali alle armi”contro gli F35 che incalza i governi con dati incontrovertibili obbligando i parlamenti a pronunciarsi sui tagli – il movimento per la pace italiano ha avviato un nuovo percorso condiviso, con lo scopo di mettere al centro della propria azione gli unici strumenti davvero efficaci per una lungimirante politica di pace: il disarmo e la costruzione delle alternative alla guerra. Agendo contemporaneamente sul piano organizzativo, politico e culturale.

sabato 6 dicembre 2014

Ordinanza same sex - In 90 giorni non è stato fatto niente


In queste ore le discussioni relative a Sentinelle in Piedi, 'teoria del gender' ed omosessualità, e posizioni della Curia si susseguono senza sosta. Il confronto aperto è sempre una buona cosa in una società democratica. Quello che però oggi, ci chiediamo noi è altro.
A quasi 90 giorni dall'approvazione della nostra mozione per la trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all'estero nei registri del Comune di Reggio Emilia, ancora non c'è stata l'ordinanza del sindaco Luca Vecchi. Il 9 dicembre scadono i termini massimi per la presentazione dell’ordinanza. Alcune coppie, in questi mesi, sono andate negli uffici comunali per la trascrizione del proprio matrimonio ricevendo la solita risposta: “Non siamo pronti, venite il 9”. Ma ad oggi dell’ordinanza non se ne sa nulla. Le parole del sindaco Vecchi, in Sala del Tricolore, quel giorno ci avevano riempiti di speranza ed orgoglio. Le 1500 firme di cittadini e cittadine avevano dimostrato una volontà forte, la votazione favorevole da parte di quasi tutta la maggioranza e dalla totalità del Movimento 5 stelle aveva infine dimostrato che gli eletti in Consiglio comunale, che rappresentavano circa un 70% dei votanti reggiani, erano a favore e sostenevano con forza questo gesto politico.