Matteo Renzi:
Mai al governo senza elezioni. Fatto!
Mai un governo con il centro destra. Fatto!
Berlusconi a casa. Fatto!
Letta stai sereno! Fatto!
Nessuno di noi ha chiesto di andare al governo. Fatto!
Mi ricandido a fare il sindaco per altri 5 anni. Fatto!
La cosa preoccupante è che forse nei prossimi giorni si potrà continuare con questo elenco di totale smentita degli impegni che Renzi ha preso alle primarie, e che probabilmente gli hanno permesso di vincerle. La conquista della poltrona di Palazzo Chigi è avvenuta senza che sia stato proposto un coerente programma di governo. Slogan, suggestioni, battute, alcune allusioni, ma nulla che possa far immaginare cosa farà questo governo nei prossimi mesi. Abbiamo un governo che si basa sulla volontà di fare, e di fare anche in fretta. Dovremo aspettare poco per sapere esattamente quale direzione prenderà il governo.
Il punto cruciale sarà, come sempre, la questione economica. Alcuni giornali si sono provati a dare una cifra ai vari impegni di Renzi, arrivando a stimare in circa 80 miliardi la cifra necessaria a farvi fronte. Già la cifra appare enorme, se la paragoniamo ai 4 miliardi di ex-IMU intorno a cui si è balloccato il governo Letta per 6 mesi. Ma anche ad avere tutti questi soldi, non è chiaro nemmeno quali effetti si voglioano determinare.
Prendiamo la misura più agitata: 10 miliardi per la riduzione del cuneo fiscale.
Qui la confusione regna sovrana, sia su come farlo, che sugli effetti attesi.
Se si taglia l’IRAP, si toglie una tassa sulle imprese, che non produce di per se nessun nuovo posto di lavoro. Le imprese saranno contente di pagare un po di tasse in meno, ma se assumere o no dipende innanzitutto dalle prospettive di vendere quello che si produce. E chi lavora per il mercato interno oggi non vede affatto queste prospettive.
Se si taglia l’IRPEF sui lavoratori si fa una cosa benemerita, e forse qualche soldo in tasca in più può far ripartire la voglia di spendere. Ma anche di ripristinare i risparmi che in questi anni sono stati intaccati. E dunque se l’effetto sul benessere dei lavoratori è sicuro, meno lo è quello sull’occupazione, soprattutto se il taglio del cuneo fiscale si finanzia con un taglio alla spesa pubblica.
Mi spiace ammetterlo, ma questa volta sembra avere ragione Confindustria: per far riprendere l’occupazione e la domanda interna ci vuole una ripresa degli investimenti. Si potrebbe obbiettare che sono loro che in questi anni hanno spostato i loro soldi dagli investimenti produttivi alla finanza, che hanno delocalizzato produzioni, ecc. e lo faremmo a ragion veduta.
Ciò non toglie che per far riprendere l’occupazione e la domanda interna ci vuole veramente una ripresa degli investimenti. Di quelli pubblici e di quelli privati. Perché nuovi investimenti hanno l’effetto di creare lavoro, e di fornire reddito a chi oggi non ne è ha proprio, e dunque lo impiegherebbe prevalentemente per il proprio sostentamento, facendo decollare la domanda interna.
Può essere più efficace per la creazione di lavoro la promessa di un piano di ristrutturazione degli edifici scolastici che non il taglio del cuneo fiscale.
Per questo il piano presentato da SEL, chiamato Green New Deal, sembra il più adeguato allo scopo.
Concentrare 17 miliardi nei settori ad alta intensità di lavoro, quindi nel risanamento delle scuole, nella ristrutturazione degli ospedali e nella manutenzione del territorio per contrastare il dissesto idrogeologico.
Un suggerimento per Renzi. Copialo pure, noi siamo copyleft.
Mai al governo senza elezioni. Fatto!
Mai un governo con il centro destra. Fatto!
Berlusconi a casa. Fatto!
Letta stai sereno! Fatto!
Nessuno di noi ha chiesto di andare al governo. Fatto!
Mi ricandido a fare il sindaco per altri 5 anni. Fatto!
La cosa preoccupante è che forse nei prossimi giorni si potrà continuare con questo elenco di totale smentita degli impegni che Renzi ha preso alle primarie, e che probabilmente gli hanno permesso di vincerle. La conquista della poltrona di Palazzo Chigi è avvenuta senza che sia stato proposto un coerente programma di governo. Slogan, suggestioni, battute, alcune allusioni, ma nulla che possa far immaginare cosa farà questo governo nei prossimi mesi. Abbiamo un governo che si basa sulla volontà di fare, e di fare anche in fretta. Dovremo aspettare poco per sapere esattamente quale direzione prenderà il governo.
Il punto cruciale sarà, come sempre, la questione economica. Alcuni giornali si sono provati a dare una cifra ai vari impegni di Renzi, arrivando a stimare in circa 80 miliardi la cifra necessaria a farvi fronte. Già la cifra appare enorme, se la paragoniamo ai 4 miliardi di ex-IMU intorno a cui si è balloccato il governo Letta per 6 mesi. Ma anche ad avere tutti questi soldi, non è chiaro nemmeno quali effetti si voglioano determinare.
Prendiamo la misura più agitata: 10 miliardi per la riduzione del cuneo fiscale.
Qui la confusione regna sovrana, sia su come farlo, che sugli effetti attesi.
Se si taglia l’IRAP, si toglie una tassa sulle imprese, che non produce di per se nessun nuovo posto di lavoro. Le imprese saranno contente di pagare un po di tasse in meno, ma se assumere o no dipende innanzitutto dalle prospettive di vendere quello che si produce. E chi lavora per il mercato interno oggi non vede affatto queste prospettive.
Se si taglia l’IRPEF sui lavoratori si fa una cosa benemerita, e forse qualche soldo in tasca in più può far ripartire la voglia di spendere. Ma anche di ripristinare i risparmi che in questi anni sono stati intaccati. E dunque se l’effetto sul benessere dei lavoratori è sicuro, meno lo è quello sull’occupazione, soprattutto se il taglio del cuneo fiscale si finanzia con un taglio alla spesa pubblica.
Mi spiace ammetterlo, ma questa volta sembra avere ragione Confindustria: per far riprendere l’occupazione e la domanda interna ci vuole una ripresa degli investimenti. Si potrebbe obbiettare che sono loro che in questi anni hanno spostato i loro soldi dagli investimenti produttivi alla finanza, che hanno delocalizzato produzioni, ecc. e lo faremmo a ragion veduta.
Ciò non toglie che per far riprendere l’occupazione e la domanda interna ci vuole veramente una ripresa degli investimenti. Di quelli pubblici e di quelli privati. Perché nuovi investimenti hanno l’effetto di creare lavoro, e di fornire reddito a chi oggi non ne è ha proprio, e dunque lo impiegherebbe prevalentemente per il proprio sostentamento, facendo decollare la domanda interna.
Può essere più efficace per la creazione di lavoro la promessa di un piano di ristrutturazione degli edifici scolastici che non il taglio del cuneo fiscale.
Per questo il piano presentato da SEL, chiamato Green New Deal, sembra il più adeguato allo scopo.
Concentrare 17 miliardi nei settori ad alta intensità di lavoro, quindi nel risanamento delle scuole, nella ristrutturazione degli ospedali e nella manutenzione del territorio per contrastare il dissesto idrogeologico.
Un suggerimento per Renzi. Copialo pure, noi siamo copyleft.
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