Esponenti vecchi e nuovi della classe dirigente allargata (cioè non solo politici, ma anche manager, giornalisti, ecc.) non perdono occasione per dichiarare solennemente che si esce dalla crisi solo con più ricerca e cultura. E’ un fiorire di convegni e seminari intitolati alla società della conoscenza, ai giacimenti culturali, alle risorse umane come componente strategica della competizione internazionale, tutte occasioni utili per una dichiarazione televisiva o un’intervista compiacente.
Salvo che da anni con sistematica coerenza, si demolisce l’impianto della scuola pubblica. Fra questi ultimi la Gelmini si è distinta per aver portato il lavoro dei docenti al parossismo, con classi che possono arrivare a 32, tagliando nel contempo le risorse umane ed economiche alle scuole.
I docenti hanno mugugnato, ma alla fine si sono adattati, spesso aumentando il lavoro volontario volto a recuperare gli alunni che si perdevano nelle classi pollaio.
Io nella scuola ci lavoro. Faccio il tecnico, o come si dice in gergo l’ATA. E vedo come, a fianco di quei pochi che rinunciano e tirano i remi in barca, ci sono numerosi docenti che si danno da fare per offrire opportunità ai loro alunni.
Inoltre, da alcuni anni mia moglie ha cambiato professione; da impiegata in un’azienda metalmeccanica a insegnate di lingue. Prigioniero anch’io dei luoghi comuni e delle legende metropolitane mi son detto che finalmente avrebbe avuto più tempo da trascorrere in famiglia.
Invece, mentre prima si poteva contare sul fatto che alle 17,30 era in casa, oggi numerose volte arriva alle 18,30 e spesso si chiude in stanza per preparare verifiche, correggere compiti, contattare i colleghi (la trappola dei social network: lavori gratis senza saperlo). Poiché la scuola ha mezzi insufficienti, si è comprata un lettore CD e computer con casse audio, per proporre brani in lingua originale nelle varie classi. E ora fantastica sulla possibilità di acquistare un proiettore video, poiché quelli che la scuola fornisce sono spesso già prenotati o utilizzati da altri docenti.
E’ evidentemente vittima della sindrome dell’insegnate missionario, ma senza questa sindrome la scuola pubblica sarebbe già crollata.
E’ bene saperlo: quanto di meglio c’è oggi nella scuola si basa sul lavoro volontario dei docenti, sulla loro voglia di seguire gli alunni uno ad uno. Se timbrassero il cartellino farebbero montagne di straordinari, e quindi verrebbero fermati.
La proposta del ministro Profumo sembra il naturale completamento del lavoro della Gelmini. L’innalzamento da 18 a 24 ore di insegnamento avrà come conseguenza la cessazione pratica del lavoro di arricchimento dell’offerta formativa che la parte più attenta ed attiva del corpo docente fa. Ed il peggioramento generalizzato della qualità nel rapporto scuola-alunni-famiglie.
E’ un provvedimento ingiusto perché avviene a paga immutata, ed avrà conseguenze (che vedremo fra 5 anni) pesanti sulla qualità della formazione degli alunni, che poi sono i nostri figli.
La Gelmini è riuscita ad ottenere l’ambito risultato di aumentare il tasso di abbandono scolastico. Profumo riuscirà probabilmente ad innalzare il tasso di analfabetismo.
Questo dovrebbero sapere i parlamentari che si accingono a votare su questa proposta. E questo penso dovrebbero chiedere i cittadini a coloro che fra pochi mesi gli chiederanno il voto.
Michele Bonforte