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domenica 25 gennaio 2015

La mia mamma, per esempio.


Ancora su papa, pugni, educazione nonviolenta. E memoria

di Pasquale Pugliese

Si è fatto un gran parlare nei giorni passati dell’ormai famosa frase del papa ai giornalisti, a commento delle tragiche vicende di Parigi: se qualcuno “dice una parolaccia contro la mia mamma è normale che si aspetti un pugno”. A me – educatore e formatore che cerca d’impegnarsi nella ricerca nonviolenta – i commenti apparsi più interessanti sono stati quelli di Moni Ovadia, “questa battuta in sostanza mira ad evitare la contrapposizione tra cristiani e musulmani”; di Sergio Manghi “per accedere alla pace e al perdono bisogna passare per il conflitto e non fuggirlo. Anche Gandhi non sarebbe d’accordo, la non violenza non è la non azione”; di Mao Valpiana “una parola può essere violenta se detta senza carità, e un pugno può essere amorevole se mosso da carità (pensiamo alle famose “cinghiate” date da don Lorenzo Milani ai suoi amatissimi figlioli di Barbiana)”; di Monica Lanfranco “O s’insegna in famiglia, scuola, chiesa e dopolavoro una cultura del rispetto, del ripudio della violenza (dalle parole ai gesti), o presto si arriva a superare quella soglia, quel limite, che trasforma il faticoso ma fecondo terreno del conflitto nella rapida e mortale guerra”.  A me la frase del papa, ed i commenti successivi, hanno fatto tornare in mente un episodio della mia fanciullezza…

lunedì 16 dicembre 2013

Papa Francesco e il diritto umano inesistente

di Pasquale Pugliese
Mentre il 10 dicembre e dintorni, in Italia e nel mondo, si svolgevano le iniziative per il 65° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti Umani, è stato diramato il messaggio di papa Francesco per la XLVII Giornata della Pace promossa dalla Chiesa cattolica il prossimo 1° gennaio nel quale, oltre ad affermare la “fraternità come via alla pace”, sono messi bene a fuoco tre concetti fondamentali:  a) Le guerre costituiscono un impedimento al raggiungimento delle mete economiche e sociali di benessere dell’umanità;  b) Gli armamenti costituiscono i pretesti per le guerre, per cui è necessario il disarmo “a cominciare dal disarmo nucleare e chimico”;  c) Per questo bisogna “giungere all’effettiva applicazione nel diritto internazionale del diritto alla pace, quale diritto umano fondamentale, pre-condizione necessaria per l’esercizio di tutti gli altri diritti”.