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sabato 7 luglio 2012

Diaz: dopo la verità giudiziaria vogliamo quella politica


Forse come molti, non credevo che sulla vicenda Diaz, vi sarebbe stata una sentenza così netta e chiara. Ero preparato al prevalere della ragion di stato dopo l'isolamento in cui sono state lasciate le vittime di questo processo – lasciate sole dalle istituzioni, spesso avversate dalle stesse nelle aule dei tribunali.
E' dunque questa l'indipendenza della magistratura che tanti vorrebbero limitare affinchè non dia mai fastidio ai potenti, e sia invece persecutoria con gli ultimi.
Nei paesi del sud america si processano ora i responsabili della mattanza durata lì decenni. Saprà la nostra democrazia essere almeno alla stessa altezza di quella argentina, per far luce sul nostro week end di "mattanza messicana"? 
Possibile che l'allora governo Berlusconi, con il suo ministro degli interni Claudio Scajola non sapesse nulla di quanto si preparasse e progettasse per la gestione dell'ordine pubblico a Genova? O anche questo, oltre all'acquisto della sua casa, avveniva a sua insaputa. 
E che ruolo ha avuto Gianfranco Fini con la sua presenza nella sala operativa della Questura di Genova quel maledetto 21 luglio 2001?
Ora che è accertata la responsabilità della "catena di comando" nella terribile notte della scuola Diaz, occorre stabile da dove partirono gli ordini e le direttive.
Occorre istituire la commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti di Genova, per fare chiarezza su quel che è successo. Oggi si capisce la contrarietà del PdL all'istituzione di quella commissione d'inchiesta. Ma come mai Casini vi si oppose?
Oggi deve far vergognare coloro che hanno titubato, che non hanno saputo stare dalla parte della giustizia e della verità, che hanno tentato di ignorare una generazione invitando ad isolarla, a disperderla.
E' arrivato il tempo per le riflessioni serie, per le assunzioni di responsabilità. 
Sarebbe arrivato il tempo delle dimissioni. E non solo delle scuse.
Siamo un paese che ha nella sua storia pericolosi buchi neri dentro ai quali la democrazia e i diritti vengono a volte risucchiati e sospesi. Per questo occorre che l'Italia recepisca tutte le direttive internazionali ed europee che possono rendere più civile il nostro ordinamento. A partire dall'introduzione del reato di tortura.
La magistratura ha detto la sua. Ora la parola passa alla politica. C'è abbastanza coraggio in giro affinchè si spenga l'assordante silenzio su quanto è accaduto a Genova?

7/7/2012                                          Michele Bonforte

domenica 12 aprile 2009

Terremoto, Vendola: basta sciagure e lacrime, l'Italia va protetta

Il terremoto ha sempre tremato dentro le nostre vite, insinuandosi minaccioso nelle nostre case, mutando con violenza il nostro paesaggio, depositando dolori e segreti, lutti e racconti che ritornano ogni volta che la terra trema. Ritornano come dagherrotipi della paura, come un vecchio struggente album di foto in bianco e nero, come icone della lotta fangosa tra la vita e la morte, come fuochi fatui che illuminano appena la nostra incommensurabile fragilità. Il terremoto è una vera epifania: rivela la nostra intimità, squarciando la vita domestica ed esibendola sporca e quasi imbalsamata per piccoli frammenti: un pezzo di cucina, un pezzo di camera da letto, brandelli di elettrodomestici assieme a bamboline e a quaderni. Si tratta di una intimità spezzata e miscelata a caso con quella degli altri, una sorta di lessico familiare impazzito, con tutte le parole accumulate come macerie accanto ai cadaveri. Ma il sisma rivela anche la storia di un territorio, la cura e l’incuria che hanno segnato i processi di crescita urbana, la quantità di strappi e cesure che il cemento selvaggio e abusivo ha inferto al corpo delle città. Una tragedia meridionale. Una tragedia anche pugliese. Una tragedia che rivela l’Italia, nel male dei suoi dissesti e delle sue sciatterie ambientali, ma anche nel bene della straordinaria solidarietà che la attraversa tutta, per una volta saltando anche gli steccati della cosiddetta Padania. Non voglio dire parole stonate, mentre ancora si contano i morti: ma se questa sciagura non ci rivela ciò che forse dovremmo sapere, e cioè che l’Italia è delicata e va protetta e curata, allora non vale piangere. Mettere in sicurezza il territorio, difendere la bio-diversità, curare le ferite urbane, salvare la bellezza e lasciarsi salvare dalla bellezza: questa è la “grande opera” di cui c’è un disperato bisogno.
Pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 9 aprile 2009

venerdì 10 aprile 2009

"Come un camping da fine settimana"

La dichiarazione di Berlusconi alla tv tedesca N-TV. Dice il premier: gli aquilani hanno le tende e tutte le cure, considerino il tutto come una vacanza offerta dal governo. Il sisma ha ucciso più di 280 persone.
http://www.youtube.com/watch?v=dCKreD3gjqY&feature=related

Gli "eroi" di Berlusconi

Solo dieci giorni fa Silvio Berlusconi aveva lodato l’Impregilo, in occasione dell’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra. I manager del gruppo di costruzioni, noto per la capacità di aggiudicarsi grandi appalti, erano stati definiti dal premier “eroi” che “qualcuno ha cercato di ostacolare ma hanno tenuto duro». Affermazioni che avevano indotto il Csm ad aprire una pratica a tutela dei pm di Napoli titolari dell’inchiesta sull’emergenza rifiuti in Campania in cui Impregilo risulta coinvolta in quanto proprietaria della Fibe, aggiudicataria dell’appalto statale per l’intero ciclo di raccolta e smaltimento industriale dei rifiuti della regione governata da Bassolino. Inchiesta che nel maggio 2008 portò all’arresto di 25 persone, fra cui proprio l’amministratore delegato di Fibe S.p.A. Massimo Malvagna. Nel frattempo, però, dopo le denunce dei cittadini rimbalzate in rete attraverso Facebook e i blog, si è scoperto che gli stessi “eroi” sono coinvolti nella costruzione dell’ospedale dell’Aquila, il S. Salvatore, inaugurato nel 1999 e già inagibile al 90% dopo la scossa di domenica.
Per questo motivo il capo ufficio stampa di Impregilo si è precipitato a dichiarare che la società ha realizzato soltanto la “messa in funzione” della struttura, “la cui solidità doveva essere garantita da altri”. Ma se la ditta che “mette in funzione” una struttura ospedaliera non si accerta del rispetto delle norme antisismiche dell’edificio e si dichiara non responsabile dei successivi crolli della stesso, chi è che dovrebbe assumersi le responsabilità? Mistero. Come quello che sembra avvolgere l’azienda. Tirando le fila dei soggetti legati ad Impregilo, emerge una singolare mappa del potere di cui fanno parte banche, assicurazioni, autostrade e marchi di dubbia eticità. Il nome del colosso edilizio, già da anni coinvolto in diverse inchieste giudiziarie, è associato ad appalti di proporzioni enormi, tra cui la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, lo smaltimento dei rifiuti in Campania e la realizzazione della Salerno-Reggio Calabria, e che proprio in questi giorni ha ottenuto il prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni. Ma torniamo al terremoto e all’ospedale disastrato. Le voci di una responsabilità del gruppo nella vicenda che coinvolge il moderno ospedale corrono sulle bocche degli abruzzesi e mentre Impregilo si difende attaccando, la necessità di un’indagine della magistratura si fa sempre più urgente. (dal sito di Sinistra e libertà)

I morti che non vi dicono

"Il centro storico dell'Aquila è da abbattere e ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno. Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati, extracomunitari. Ammassati come bestie. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l'hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel'abbiamo data gratis. All'Aquila sono in molti a saperlo. Ora, lo sapete anche voi".
(da www.byoblou.com)