sabato 23 aprile 2016

Il referendum costituzionale e i furbetti del Parlamentino

Stefano Morselli

L'articolo 138 della Costituzione prevede che, per l'approvazione in Parlamento delle leggi di riforma costituzionale, sia necessaria la doppia lettura da parte delle Camere. Se l'approvazione avviene con una maggioranza pari ai due terzi dei parlamentari, non è possibile il referendum confermativo. Se la maggioranza è inferiore ai due terzi dei parlamentari, è previsto il diritto di promuovere il referendum, con il sostegno di almeno un quinto dei parlamentari o con la raccolta di 500.000 firme tra i cittadini.

Succede che il capo del Pd e del governo, con la trovata di farlo chiedere dai suoi parlamentari che hanno appena approvato la legge di riforma a maggioranza semplice, provi a far credere agli italiani che il referendum sia una sua generosa concessione, non un preciso diritto che la Costituzione assegna - per senso logico prima ancora che politico - a coloro che NON condividono quella specifica legge di riforma costituzionale. Nemmeno il Banana ci aveva pensato quando provò lui a rottamare la Costituzione: all'epoca il referendum, come è ovvio, fu promosso (e vinto) da chi si opponeva.

Anche ad alcuni parlamentari Pd , che si sono rifiutati di sottoscriverla, questa messa in scena è sembrata grottesca. Il capo del Pd e del governo, che evidentemente ci prende tutti per citrulli, fa finta di esserne stupito. Furbetto del Parlamentino (del quale, per altro, nemmeno fa parte).

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