giovedì 10 dicembre 2015

Dai sindaci un appello per l'unità del centro-sinistra. Apprezzabile, ma solo se il centro-sinistra esistesse

 Stefano Morselli

Cari Giuliano Pisapia, Marco Doria, Massimo Zedda,

ho letto con grande attenzione il vostro appello per l'unità del centro-sinistra in vista delle prossime elezioni amministrative, uscito su Repubblica. In linea teorica, potrei dire che lo condivido. Ad eccezione di un passaggio, che invece non condivido proprio, nemmeno teoricamente, laddove sostenete che il governo nazionale "... non vede al momento altre alternative per avere una maggioranza parlamentare necessaria per governare che comprendere forze che nulla hanno a che vedere col centrosinistra".

A parte la scrittura alquanto farraginosa, non capisco perchè sia stato inserito questo passaggio. Forse una "excusatio non petita", cioè una specie di rimozione temporanea del più grande ed evidente ostacolo che, per volontà del Pd,  impedisce il ragionamento sul centro-sinistra, ed anzi marcia in senso contrario? In ogni caso, non sono d'accordo. Se non ci sono "alternative per avere una maggioranza parlamentare eccetera, eccetera", NON è un sufficiente motivo per governare ORGANICAMENTE con pezzi sparsi della destra e opportunisti di varia provenienza, tanto meno senza il benchè minimo mandato elettorale. Piuttosto, si va a votare. E sarebbe anche il caso, dopo quattro anni e tre governi mai nemmeno ipotizzati da qualcuno di fronte ai cittadini-elettori. Ci troviamo, quindi, in una specie di limbo della democrazia e della rappresentanza popolare.

Venendo alle amministrazioni locali, che sono l'oggetto del vostro appello, mi limito a segnalare che un conto è la teoria, altro conto è la realtà concreta. Premesso che è giusto e doveroso esaminare ogni singola realtà per le sue specifictà, mi pare evidente che non bastano l'appello alla buona volontà e ai buoni sentimenti - e nemmeno lo spauracchio della destra incombente - per sciogliere nodi politici assai aggrovigliati. Il centro-sinistra, purtroppo, è stato demolito in linea generale dalle scelte del Pd: nei contenuti, nelle alleanze, negli indirizzi politici.

Se esistono città nelle quali il Pd, esplicitamente e non opportunisticamente, intende invertire - nei contenuti, nelle alleanze, negli indirizzi politici - la marcia che la sua maggioranza e la sua dirigenza hanno intrapreso, ben vengano questi casi. Altrimenti, a che servono manovre politiciste, ricongiunzioni forzate e forzose, "per fare maggioranza", di soggetti  e orientamenti lontani tra loro, o addirittura contrapposti? Prendiamo il caso concreto di Milano:  personalmente, troverei positiva la prosecuzione della esperienza Pisapia, guidata dallo stesso Pisapia o da altri che ne garatntiscano la continuità. Ma se, invece, anche attraverso le primarie, avessero il sopravvento candidati e logiche riconducibili ai dintorni del "partito della nazione", che il Pd a trazione renziana persegue esplicitamente e tenacemente?

Di questo "concreto" - più che di apprezzabili ma astratte considerazioni sulla auspicabilità di un centro-sinistra che qualcuno ha fatto di tutto per distruggere - mi piacerebbe discutere approfonditamente. Soprattutto con persone che, come Piasapia, Doria e Zedda, sono state protagoniste, da sinistra di governo , di pratiche politiche e amministrative che ho condiviso.

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