giovedì 28 maggio 2015

Il gioco delle tre carte di Renzi sull’occupazione

Michele Bonforte

Le indubbie capacità comunicative di Renzi non possono reggere a lungo l’assenza di una svolta nella condizione sociale ed economica del paese.
Malgrado i provvedimenti sul mercato del lavoro (decontribuzione e job act) la disoccupazione aumenta anche nei primi mesi del 2015. Il tentativo di mascherare questo elementare dato con la pubblicazione anticipata dei dati INPS rispetto a quelli ISTAT, serve evidentemente a nascondere la realtà con gli artifici della propaganda.
Quello che sta accadendo era stato ampiamente previsto dai critici di Renzi: la decontribuzione ed il job act favoriscono la trasformazione di contratti, non la creazione di nuove occasioni di lavoro. In alcuni casi tale trasformazione avviene passando da precari al nuovo contratto senza tutele previsto dal job act, in altri nella sostituzione di vecchi contratti (e lavoratori) tutelati, con nuovi contratti a zero tutele, risparmiando la significativa cifra di 8.000 euro per dipendente “trasformato”. L’INPS misura la registrazione di questi contratti, e ne da avvertita notizia, ma l’ISTAT ci dice che ciò avviene mentre la disoccupazione aumenta.

La stessa timida ripresa degli investimenti registrata nei primi mesi dell’anno, dopo anni di stasi, sembra indirizzata a sostituire attrezzature vecchie. Ed in assenza di domanda, la produzione più efficiente delle stesse quantità di beni può provocare, paradossalmente, altra disoccupazione.
Nell’esperienza USA si è dovuto superare il muro del 3% di aumento del PIL perché si creassero nuovi posti di lavoro, dato sideralmente lontano da quello italiano stimato ad un timido 0,6%.

In assenza di una alternativa alle politiche di austerity europee, noi rischiamo di galleggiare appena, e di essere travolti alla prima perturbazione economica. Le evoluzioni delle crisi in Grecia, in Libia, in Iraq/Siria o in Ucraina sono lì pronte a produrre non solo instabilità internazionale e guerra, ma anche pesanti ricadute economiche, capaci di affondare la precaria barca italiana.

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