domenica 17 marzo 2013

La buona politica e le inutili piccolezze



Fin dal primo momento, commentando le elezioni dei presidenti di Camera e Senato, ho scritto: chapeau a Bersani e a Vendola. Non serve un grande sforzo per capire che sono loro gli artefici (notturni) della bella giornata di ieri. Non solo perchè i due presidenti sono espressione dei rispettivi partiti, cioè Pd e Sel, ma soprattutto per l'efficace messaggio di rinnovamento e di buona politica che esce dalla coalizione di centrosinistra. Naturalmente, come leader del maggior partito e dell'intera coalizione, è giusto che Bersani ne ottenga il principale dividendo politico. Punto e a capo.

Ieri pomeriggio ho seguito le cronache televisive, nelle quali alcuni cronisti hanno ripetutamente parlato di "presidenti eletti dal Pd", di "vittoria del Pd", di "colpo di Bersani". Pressapochismo? Scarsa informazione di quei cronisti? Concitazione della diretta? Va bene, mettiamo - o almeno facciamo finta - che sia così. Dopo tutto, rispetto alla sostanza della giornata, è solo un dettaglio impreciso. Poi, questa mattina, vado in edicola e compro Repubblica (Repubblica, non la Gazzetta di Canicattì). Fino a pagina 13, titoli, articoli, interviste, editoriali, commenti riguardano integralmente le vicende della giornata politica in Parlamento. C'è quasi tutto: il successo di Bersani, il ricompattamento del Pd, il consenso dei renziani, la rottura dei grillini, il sabato nero dei montiani, il parere del Banana e perfino della Gelmini. Manca solo l'esistenza di Sel - guarda che combinazione - nemmeno citata in tredici pagine, nemmeno per far sapere al lettore che Laura Boldrini è stata eletta sotto quel simbolo.

Leggo con attenzione. Da qualche parte, molto en passant - dopo tutto, una citazione non si nega neanche a Nencini, segretario del fu Psi - viene citato anche Vendola. Pare che nella notte, prima di candidare Laura Boldrini. abbiano consultato anche lui. Ma dai, chi l'avrebbe mai detto?! In ogni caso, ci fa sapere Repubblica, Franceschini, già prima delle elezioni", "la voleva candidata nelle liste del Pd, ma arrivò prima Vendola". Questione di minuti, che disdetta. Però, ecco l'editoriale di Scalfari, perbacco, di sicuro lui... "Bersani ha avuto l'intuizione di candidare alla presidenza delle assemblee parlamentari due personaggi del tutto nuovi alla politica e il Partito Democratico ha risposto con apprezzabile compattezza. Ah ecco: Bersani, il Partito Democratico.

Proviamo allora con una lunga articolessa di Adriano Sofri, interamente dedicata alla Boldrini e molto entusiasta di lei. Magari qualcosa ci dirà anche sul partito che l'ha fatta arrivare in Parlamento. E invece: "deputata quasi per caso",... "il Pd ha impedito di un soffio che a vincere le elezioni fosse Berlusconi"... Che abbiano dato una piccola mano anche Sel e perfino l'ottimo Tabacci, non risulta. Si sarà sbagliata la matematica. Per fortuna, c'è anche una intervista a Laura Boldrini stessa, qui non sarà possibile evitare un riferimento alla sua provenienza politica Sbagliato, è possibile, non fosse per due parole (non richieste) pronunciate da Boldrini: "Devo dare atto a Sel che non ha interferito in alcun modo nelle cose che volevo dire". Unica citazione di Sel in tredici pagine, senza la quale un lettore che si informi solo su Repubblica non avrebbe mai appreso che Laura Boldrini è stata candidata da Sel alle elezioni.

Piccolezze, si dirà. Le stesse profuse in abbondanza, per "oscurare" l'esistenza di Sel, durante le primarie e durante le campagna elettorale. Piccolezze, d'accordo, di fronte agli enormi problemi di questo Paese. Ma a che servono?


Stefano Morselli

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