mercoledì 15 aprile 2009

Azionariato Diffuso: depauperato il patrimonio della Manodori

Il rinnovo dei consigli provinciali e comunali previsto nelle prossime elezioni dovrà essere "l’occasione perché la comunità reggiana e le forze politiche in competizione aprano un dibattito pubblico sulla fondazione Manodori". A chiederlo è Azionariato diffuso, l'associazione reggiana dei risparmiatori e piccoli azionisti nata dopo il caso Bipop-Carire. In particolare, l'associazione ritiene che la fondazione non abbia perseguito "esclusivamente scopi d’utilità sociale e di promozione dello sviluppo", come previsto dallo statuto, oltretutto non gestendo il patrimonio secondo criteri di prudenza e diversificazione degli investimenti. "Invece di tener conto dei gravi errori compiuti - prosegue l'associazione - abbiamo assistito ad un’evidente continuità nella gestione, perché, anche nell’attuale consiglio, è prevalsa la logica di conservare una presenza significativa nella banca partecipata, che ha impedito la graduale separazione banca/fondazione". Il comitato offre poi alcuni dati sulla partecipazione della Manodori nelle banche, che fotografa un progressivo "depauperamento" del patrimonio della fondazione in azioni bancarie, che tra il '99 e il 2000 passa repentinamente da 828 milioni a 2,5 miliardi, per poi ridiscendere a 377 milioni alla fine del 2001, poi la risalita fino all'incorporazione di Capitalia in Unicredit, con il valore del patrimonio posseduto dalla Manodori che scende dai 717 ai 207 milioni. Quindi, ricorda l'associazione, "si è depauperato il patrimonio della fondazione, e si é realizzata una redditività inferiore a quella mediamente conseguita dalle altre fondazioni bancarie". In tutto questo, dice ancora Azionariato diffuso, "la presenza nel patto di sindacato Capitalia non è servita assolutamente per iniziative indispensabili, come sollecitare risarcimenti ai risparmiatori e piccoli azionisti traditi da Bipop-Carire". Oltre a un seria riflessione sulla partecipazione bancaria, Azionariato diffuso invoca anche una modifica dello statuto, giudicato "autoreferenziale" e bisognoso di un'autorità di controllo esterno all'attività della fondazione. Entro la fine di aprile, la Fondazione dovrà designare il suo rappresentante nel Cda di Unicredit.

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