mercoledì 1 aprile 2015
martedì 24 marzo 2015
lunedì 23 marzo 2015
Espansione di diritti: dal Servizio civile alla Difesa civile. Il compito della nostra generazione
di Pasquale Pugliese
Nei diversi incontri pubblici, svolti in giro per l’Italia per presentare e promuovere la campagna “Un’altra difesa è possibile” – collocati nel tempo attraversato tragicamente dalle stragi di inizio anno a Parigi e di marzo a Tunisi – argomentate le buone ragioni della difesa civile, non armata e nonviolenta, la domanda più ricorrente è relativa al come difendersi dal pericolo del terrorismo fondamentalista. Generalmente considerato causa in sé di violenza fanatica e non esito nefasto di oltre vent’anni di folli interventi bellici occidentali in medio-oriente – dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Somalia alla Libia – in una dinamica perversa, reciprocamente alimentata, di guerra-terrorismo-guerra- terrorismo. Della quale non se ne vede la via di uscita, se la si cerca all’interno del meccanismo di escalation… La proposta di una legge di iniziativa popolare per la difesa civile, non armata e nonviolenta, mira proprio ad uscire da questo circolo vizioso attraverso la predisposizione di mezzi e strumenti di intervento nei conflitti più raffinati ed efficaci della cieca violenza che si aggiunge alla violenza cieca. La cui esigenza era già sentita, seppur non ancora compiutamente elaborata, dai “Padri costituenti”.mercoledì 18 marzo 2015
Il jobs act, il ministro Poletti e l'eterna favola dell'interesse "di tutti"
Stefano Morselli
Ieri sera, al Teatro Pedrazzoli di Fabbric, ho seguito con attenzione il ragionamento del ministro del lavoro Giuliano Poletti sul jobs act. Si tratta di un ragionamento serio, nel senso che sottende una "filosofia" organica, in materia di lavoro e non solo: la filosofia del pensiero unico, sedicente oggettivo, che non contempla l'esistenza di interessi diversi, a volte conflittual. E che, quindi, propone le proprie scelte - in realtà marcatamente "di parte", esempio lampante appunto la vicenda del jobs act - come "interesse del Paese". Cioè "di tutti". Cioè anche di coloro che, al contrario, ci rimettono.
Giuliano Poletti, ex presidente di Legacoop, è anche un ex comunista.
Quindi sa benissimo come funziona quel meccanismo ideologico e
propagandistico. Così come lo sanno parecchi altri ex comunisti, per
averlo a lungo contrastato quando da altri veniva contrapposto alle lotte dei
lavoratori per il miglioramento delle loro condizioni, e più in generale
alle istanze di cambiamento della società. C'erano le leggi immutabili
dell'economia, l'ordine sociale stabilito, la tradizione, ecc. ecc. Del
resto mia cara di che si stupisce, anche l'operaio vuole il figlio
dottore e pensi che ambiente che può venir fuori, non c'è più morale,
Contessa... (cit. Paolo Pietrangeli).A volte, nella pur giusta foga di criticare e combattere quella ideologia, ai contestatori capitava anche di prendere abbagli, sostenere castronerie, affidarsi ad altre dogmatiche ideologie. Adesso, invece, certi ex comunisti - folgorati sulla via del o liberismo, senza nemmeno ammettere, almeno, di avere allora sbagliato quasi tutto nella loro precedente vita politica - riciclano la filosofia del pensiero unico, inevitabile, necessario. Ovviamente ridipinta con i colori dei nostri tempi: "Lo vuole l'Europa", ' ha ammonito Poletti a proposito del jobs act.
Dopo di che, è abbastanza naturale che a guidare questa radicale trasmigrazione politica e ideologica siano soprattutto altri, più omogenei alla vecchia-nuova ortodossia di quanto non possano essere gli ex comunisti, relegati a funzioni di supporto e di fidelizzazione nei confronti di un certo bacino elettorale di sinistra. O addetti alla "riduzione del danno", come ha ammesso l'on. Antonella Incerti, deputata reggiana, spiegando (sempre durante l'incontro a Fabbrico) gli sforzi della minoranza Pd per rendere meno indigeribile il jobs act. Ma se di danno si tratta, per di più causato dal proprio stesso partito, ci si può accontentare di "ridurlo"?
Penso, tuttavia, che non serva nemmeno stramaledire le donne, il tempo ed il governo (cit. Fabrizio De Andrè). Cioè rimpiangere la sinistra che fu e considerare "traditori" coloro che hanno scelto di abbandonare - legittimamente, al netto degli immancanili opportunismi e trasformismi - non la "vecchia sinistra", ma l'idea stessa che possa esistere una sinistra, certo moderna e di governo ma di cambiamento dello stato presente delle cose e delle gerarchie di interessi sociali. . Poletti e Renzi facciano la loro strada, ad altri - se ci sono, se ne sono capaci - il compito di costruirme una diversa e alternativa.
Iscriviti a:
Post (Atom)





